storia castelbuono part1

Castelbuono è una cittadina del comprensorio madonita che sorge ai piedi del monte Milocco a 423 m s.l.m.. il suo territorio è abitato sin dal neolitico per le particolari condizioni climatiche e orografiche così come è stato comprovato dallo studioso locale F.Minà Palumbo. Imprecisa è dunque una data di fondazione dell’abitato che tuttavia acquista sempre più prestigio a partire dal 1313. è proprio durante il XIV secolo infatti, che i nobili Ventimiglia della contea di Geraci, trasformano lentamente un antico casale di pastori e agricoltori (il cui nome era Ypsigro) in borgo cinto da mura e in sito castellano. Nello stesso periodo, la matrice vecchia viene riabilitata al culto con sontuose modifiche che tendono a mascherare le strutture pagane preesistenti. Forse proprio questa chiesa è l’emblema della storia castelbuonese e ne conserva tanti piccoli cimeli. Antico tempio pagano, fu trasformato in chiesa (forse di rito bizantino), poi in moschea e infine riconvertito in chiesa cristiana cattolica. Non c’è secolo che non abbia lasciato traccia su questa chiesa che si affaccia sul “salotto cittadino” di piazza Margherita, perfino il nostro ha operato qualche cambiamento come ad esempio la riconversione in altare di Sant’Anna di una nicchia seicentesca, il ritrovamento degli affreschi nella cappella del Santissimo o il ripristino dell’antico splendore delle colonne e del tetto.

Fu  però  la costruzione del Castello che diede lustro al paese che mutò addirittura il nome in Castrum Bonum. Nel 1454 la fama si consolida con il trasferimento della corte marchionale e della prestigiosa Reliquia di Sant’Anna da Geraci  al nuovo sito, l’ampliamento del castello e la costruzione dell’imponente cappella interna al palazzo. Nel XVII secolo si fregia della nomina a Città Capitale del Principato dei Ventimiglia. Suggello di potenza è costruita la nuova cappella di Sant’Anna interna al castello fastosamente decorata dai serpotta. È anche il secolo dell’inizio della costruzione della nuova chiesa Madre. La cittadina si arricchisce di opere d’arte, chiese, palazzi e conventi dei maggiori ordini religiosi maschili e femminili (cappuccini,minori, basiliani, agostiniani,domenicani, benedettini ecc.) , eremi e monasteri si moltiplicano e sorgono una miriade di chiesette campestri, nel settecento è addirittura costruito il teatro e la torre dell’orologio. Nel borgo si produceva moneta, si amministrava la giustizia e vi era alta concentrazione di famiglie nobiliari e di funzionari. Ma i fasti del barocco sono destinati a tramontare e anche Castelbuono si adagia in quella lenta decadenza, che non fu mai brusca,  avvertita solo quando già al culmine a causa dello sciame sismico del 1819-1820. il terribile evento segnò profondamente il paesaggio castelbuonese che vide crollare parte delle abitazioni, molte piccole chiese, il piano nobile del castello e cupola e campanili della Nuova Matrice. Al disastro seguì la ricostruzione ampiamente sostenuta dai ceti emergenti della società rurale. Mentre i nobili fuggivano verso la città, completando un processo già in atto nel secolo precedente, emergevano nuove figure di rilievo quali i campieri, i soprastanti e i burgisi. Praticamente tornavano alla ribalta quei ceti sottomessi che avevano da sempre costituito il sostrato castelbuonese influenzandolo e mostrando la loro importanza economica e sociale. Un primo approccio con la vocazione dell’abitato all’ambito agro pastorale ci è dato dalle innumerevoli notazioni, atti e decreti che costellano i registri parrocchiali e dell’università (l’antica sede del potere cittadino) e che ci tramandano contese per pascoli, demani, usi dei boschi per la pastorizia, zone date a coltura, introduzione di culti legati alla produzione ecc. fin dalle origini. La maggior parte dei cittadini era infatti dediti a questi ambiti di produzione e più propriamente vi erano i quartieri alti vocati alla pastorizia e alla mezzadria, i bassi all’agricoltura e alla manovalanza.

SECONDA PARTE

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