storia castelbuono part 2

Inoltre in maniera gestaltica è possibile riconfermare l’ipotesi presa in esame evidenziando ad esempio la stretta connessione delle feste castelbuonesi con il ciclo agro-pastorale. Ci  troviamo infatti davanti ad un esempio di calendario rituale molto articolato e che prevedeva (e in parte prevede) strette correlazioni con il ciclo dei campi e dell’allevamento. Per fare qualche esempio i contadini tributavano una serie di feste autunnali in concomitanza con la semina del grano (Santa Lucia di Campagna, i morti) o la raccolta dell’uva (Madonna del Rosario e Madonna della Provvidenza) ed era soltanto l’inizio di una serie di celebrazioni che accompagnano la germinazione(Santa Lucia, Natale) la spigatura (Pasqua, San Giuseppe, Santa Croce), il riempirsi delle spighe (Sant’Isidoro, Sant’Antonio), la mietitura (Santissimo Sacramento, San Giovanni) e infine la molitura o la conservazione del grano.  così come i pastori celebravano le loro feste in periodi di grande tensione nella produzione come Sant’Eligio ad Ottobre (protettore dei cavalli), la Madonna delle Grazie, le Ore Sante, San Pasquale la terza domenica di Maggio eccetera.

Dobbiamo inoltre sottolineare, sempre in ambito religioso, il particolare aggregarsi degli uomini sotto il patronato dei santi per corporazione di mestiere. Ancora una volta e anche in questo campo vedremo sorgere confraternite di allevatori (San Pasquale, Cuore di Gesù….) e coltivatori (Santissimo Sacramento- il cui stendardo non a caso è coronato da spighe nuove-, Immacolata. Santa Lucia, San Vito) che si contrapporranno per numero ed importanza alle congregazioni dei nobili (Addolorata, Anime Sante..) o di altri mestieri minori (San Vincenzo, San Francesco di Paola ecc.). questo prestigio era  denotato in ben due modi: la bellezza e la preziosità delle insegne processionali (con ricami e figure molto grandi), e la possibilità di solennizzare ore di adorazione eucaristiche proprie durante la pia pratica delle terze domeniche del mese. Negli archivi parrocchiali della Matrice Nuova figurano infatti “i borgesi, i molinari , i bordonari, i zappunari e i pecorari” accanto a “li Signori Nobili, alle Signori Donne e a Reverendi Sacerdoti e chierici”.

La confraternita dei pastori (San Pasquale) aveva addirittura un gregge proprio diviso tra i congregati con i cui frutti si reggevano le spese di amministrazione e festive. I contadini del santissimo Sacramento fondarono addirittura la Colonna Frumentaria, uno strumento di mutuo soccorso.

Il novecento  è infine un secolo molto complesso per la storia castelbuonese, un secolo che parla di emigrazione di massa, spopolamento, abbandono progressivo dei campi eppure , sull’altro verso della medaglia ci mostra la voglia di rinascere, riaffermarsi, non abbattersi su se stesso. Non a caso fu uno dei primi comuni madoniti a mitizzare e andar a scavare nel passato per riportare alla luce le proprie radici. Da un punto di vista antropologico molto interessante è la vicenda della rappresentazione teatrale della ruccata, una manifestazione  che coinvolse l’intero paese per almeno vent’anni dagli anni sessanta in poi. Il fatto straordinario non fu tanto la realizzazione, ma la passione, la cura, l’entusiasmo che la gente riversava nel rappresentare e nel ritrovarsi nella storia del proprio comune. Ci si sentiva quasi figli di Francesco il fondatore, si era dimentichi delle profonde ferite e delle vessazioni tributate alla popolazione. In quei momenti di crisi di identità l’intero borgo aveva il bisogno di autorappresentarsi in maniera mitica e molto sentimentale. La cosa sensazionale è però un’altra: che sebbene la ruccata non si replichi più da anni è rimasta qualcosa di simile ad un mostro sacro della cultura castelbuonese. Punto fermo nella mente degli anziani e idea enfatizzata nei giovani. Basti pensare che il termine ruccata è passato ad indicare ogni corteo in costume che si svolge a Castelbuono.  Di novità e esplosioni di inventiva per “rinascere da un glorioso passato” ve ne furono e ve ne sono tante, non ultima l’idea della valorizzazione dell’asino e le tante sagre, vecchie (sagra delle ciliegie) e nuove (sagra della testa di turco), che tendono a valorizzare aspetti di una cultura antica e ancora una volta mitizzata.

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