Castello

Il castello fu costruito per volere  della famiglia Ventimiglia di Geraci agli esordi del 1300 sul luogo in cui sorgeva, forse, una torre di avvistamento connessa alla rete del litorale. È tale l’importanza che questa struttura ebbe che lo stesso paese mutò di nome divenendo da Ypsigro, Castrum Bonum. Nel 1454 Giovanni I abbandonò per sempre Geraci ed elevò il castello di Castelbuono a sede stabile del marchesato, ivi inoltre fu trasferita la prestigiosa Reliquia di Sant’Anna. Da allora il castello si arricchì sempre più, diventando uno dei più belli della Sicilia occidentale. Una travagliata storia di crolli (memorabile quello del 1820 che portò via con se l’ultimo piano e la merlatura) e di ampliamenti (come la costruzione del quarto di Don Cesare e della seconda Cappella Palatina alla fine del seicento ) ci porta al castello odierno. Il maniero si articola in 3 piani più i sotterranei ed è costituito da un corpo centrale espanso in 4 torri angolari di cui una cilindrica. L’ingresso attuale è sette-ottocentesco ed è sostitutivo alla porta di San Cristoforo al cui esterno rimangono i resti dell’antico ponte levatoio. Il primo piano è caratterizzato dal cortile interno con il famoso pozzo-via di fuga, le stalle, le sale d’arceria e l’ingresso delle segrete. La stanza del barone Fraccia, sita in un ammezzato, raccoglie alcuni reperti archeologici tra cui il cippo pagano ritrovato alla Matrice Vecchia. Il secondo piano, essendo il castello sede del museo civico, accoglie una mostra permanente di arte moderna. Importanti locali del piano sono la stanza dello scirocco, i due saloni (di cui uno interamente in pietra), la stanza della scala a chiocciola (la prima di sicilia) e la stanza degli archi (detta del miracolo perché rimasta miracolosamente in piedi allo scoppiare di un incendio. Essendo sotto l’altare della cappella il miracolo fu tributato alla patrona). Il terzo piano – dei marchesi- ospita il museo degli ori di Sant’Anna che accoglie preziose testimonianze della devozione castelbuonese. Tra gli altri degno di nota il paliotto d’altare in corallo, oro e perle, nonché i candelieri angeli formi, la mazza comunale, le casule e i vari paramenti. Locali importanti sono l’antica cappella cinquecentesca con una complessa struttura simbolica basata sul cubo, l’ottagono e la cupola (gli ultimi due spazi sono attualmente nascoste da un controsoffitto ligneo con lo stemma del casato); la sala di rappresentanza che conserva il prezioso tetto ligneo scolpito e dipinto, il quarto di Don Cesare, la sagrestia da cui si domina il paese e importantissima la Cappella Palatina di Sant’Anna voluta dai Ventimiglia alla fine del 1600 e decorata in stucco su fondo d’oro dai fratelli Serpotta (1697) che la arricchirono di uno stuolo di angeli e allegorie davvero sorprendente. La complessa simbologia è da ricondurre a motivi controriformistici come la lotta fra bene e male. L’intera composizione non manca di emblemi del bene (angeli, frutta, colombe, pellicani, agnelli, volti dolci, sguardi al cielo) e del male (serpenti, mostri, capre, mascheroni, demonietti, volti cupi e sguardi in basso) in continua contrapposizione tra loro. La lotta si concretizza nell’altare centrale dove  trionfa il bene. In alto sulla cella della Santa tre puttini simboleggiano fede, speranza e carità coronati da un aquila simbolo di forza, ai lati della stessa due Angeli gloriosi separano la nicchia da due paraste laterali con due tondi raffiguranti scene della vita della Santa. In basso, a destra e sinistra dell’altare, la lotta diventa concreta in figure umane.  La cappella ospita il Sacro Teschio di Sant’Anna sull’altare maggiore ed  è considerata la Casa di Sant’Anna.

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