San Biagio

FESTA DI SAN BIAGIO (3 Febbraio)

altare

LA STATUA

la statua di San Biagio, cinquecentesca, è legnea di ottima fattura. sebbene il grado di conservazione ne offuschi la bellezza, l’attento osserverà la straordinaria ricchezza di intarsi nel manto e nella stessa mitria. il santo è raffigurato come un vescovo generico (libro, mitria, pastorale, in atto benedicente)ed è privo dei particolari attributi iconografici (candele e bimba). Veste una ricchissima dalmatica dorata delicatamente incisa e colorata. anche il camice è dorato e riccamente cesellato. il manto (un piviale?)  movimenta notevolmente la figura del santo. sarebbe da appurare se la fibula (che congiunge i due lembi del manto) porti impresso il monogramma di San Biagio per renderlo riconoscibile.

della statua vorrei mettere in risalto alcuni particolari: IL BRACCIO BENEDICENTE e LA TESTA, IL PASTORALE, UN CHIODO.  il braccio benedicente è di tutt’altra fattura rispetto all’altro braccio che regge il libro. addirittura indossa un guanto, assente nell’altra mano. è poi visibilissima la congiunzione del braccio al resto del corpo… fu sostituito? fu cambiata la posizione? e la testa? perchè la testa sembra “incollata” innaturalmente al corpo? forse che furono accorpate due statue? o semplicemente una caduta ne implicò il restauro affrettato?

il pastorale è insolitamente semplice, molto simile a quello che regge in mano la statua di Sant’Eligio della Matrice. entrambi però mi sembrano postumi alle statue stesse.

Un chiodo conficcato nella spalla sinistra del santo potrebbe essere l’indizio di una catena reliquiaria o di una stola che veniva affissa sul santo. è comunque possibile che a quel chiodo fosse affisso U Farali con l’oro votivo.

CURIOSITA’

la festa ricorreva, così come adesso il 3 febbraio, tuttavia la statua era condotta in processione (dai confrati di San Nicola) anche per Sant’Anna.

LA FESTA

origini

non sappiamo quando si insefiò il culto di San Biagio, tuttavia abbiamo motivo di credere che sia una devozione antichissima sull’onda della diffusione del culto in abito madonita. seguendo questa ipotesi sarebbe possibile un culto risalente all’antico casale di Ypsigro (nella medesima chiesa, già di San Nicola).

La festa di un tempo:

La  festa si articolava diversamente da oggi. i cambiamenti significativi riguardano L’ADDOBBO e LA PROCESSIONE.

l’Addobbo festivo assumeva (e questo fino a qualche decennio fa) aspetti esorbitanti e pomposi. La statua, prelevata dalla nicchia, era posta sull’altare maggiore in un bagno di drappi, stelle, candele e fiori che assumevano proporzioni barocche ed esagerate. inoltre sul portale della chiesa si allestiva la corona d’edera a cui, secondo alcuni, erano appesi dei pani votivi e l’immagine del Santo.

La processione. non sappiamo quasi nulla delle uscite di San Biagio. presumiamo tuttavia uscisse sia per Sant’Anna che per la festa di febbraio. la statua è infatti processionale (ha i fori adatti alle chiavette). le modalità, gli usi e i costumi della ricorrenza ci sono ignoti. forse però la sua processione non attraversava il consueto giro dei santi…forse rispettava un tracciato più antico in relazione all’antichità del culto…. ma sono soltanto ipotesi che non trovano ancora una controprova.

La Festa Oggi

L‘intera giornata del 3 febbraio è scandita dalle partecipate celebrazioni eucaristiche e al termine di ogni messa vengono distribuiti i “Cannaruzzedda ì San Bras”: piccoli pani benedetti che ricordano la forma della gola umana (cannarozzu) su cui si è soliti incidere le iniziali del Santo (SB).
I pani sono preparati in grande quantità grazie all’interessamento di alcuni devoti e distribuiti gratuitamente alla gente in un locale nella piazzetta adiacente alla chiesa; la tradizione vuole che questi pani “non debbano essere consumati senza essere spezzati in comune; non debbano essere farciti, e non debbano essere tagliati con la lama”. Chiari i riferimenti eucaristici.
La S. Messa più seguita è sicuramente la vespertina con la benedizione con la reliquia.

Al termine della celebrazione, conclusasi con il tradizionale “W. San Biagio” e il fragoroso applauso, la grande folla radunata dentro e fuori la chiesa forma una lunga fila e ad uno ad uno tutti ricevono l’attesissima benedizione con le candele incrociate.

Dopo la benedizione della gola e un ultima preghiera contro i mali di gola davanti l’effige del Santo Martire la folla si  reca a prendere i “cannaruzzedda” e in molti tornano in chiesa per un ultimo saluto.
Per la vicinanza alla Candelora la festa di S. Biagio è chiamata da molti “Cannilora i San Bras”

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