Corpus Domini

La Festa com’era

la festa del Santissimo Sacramento era molto articolata e decisamente complessa. Inserendosi in un anno rituale densissimo e soprattutto connotato dall’incedere agro pastorale, non mancava di momenti di particolare sincretismo.

la festa si componeva di diversi momenti festivi :

  • il giovedì del Corpus Domini
  • l’ottava
  • la domenica infra l’ottava
  • il giovedì di chiusura

credo sia opportuno andare con ordine e cercare di descrivere questi momenti passo a passo. cercheremo, senza pretese, di fornire qualche informazione e provare ad interpretarla in maniera sincronica e diacronica.

IL GIOVEDI’ DEL CORPUS DOMINI

le prime notizie sullo svolgimento della festa del Santissimo Sacramento si legano alla Matrice Vecchia e alla cappella del Santissimo Sacramento ivi esistente, sede per altro dell’antica confraternita (documentata almeno dal XV secolo). Dai libri contabili e dai documenti si è risaliti ad alcuni usi relativi a questa festa e che ci consentono qualche paragone. nel XVII secolo era uso “apparare” la cappella del Santissimo con drappi sontuosi e per far ciò esistevano figure “professionali”. questa notizia  ci riconduce agli usi spagnoli che proprio in quegli anni si diffondevano nel sud italia ed erano destinati a perdurare. possiamo pensare che l’intera festa fosse spagnoleggiante e non ne mancano gli indizi. Ad esempio l’uso di utilizzare una vara per il trasporto dell’ostensorio, le numerose cariche di mortaretti che ne segnalavano i momenti salienti, l’uso dei coppi colorati, la luminaria, l’accenzione della chiesa, gli apparati e l’impostazione delle confraternite.
L’uso della vara doveva essere davvero molto particolare, purtroppo però non ne conosciamo l’entità e la grandezza. è possibile che la vara fosse portata dai confrati del Santissimo Sacramento o forse, ma è assai improbabile, dal Clero come accadeva per Sant’Anna. Sicuramente lignea, la vara, avrà subito l’usura del tempo e non è più esistente. la vara, probabilmente uscita anche di sera, era scortata da un grande baldacchino sorretto dai confrati.
Altro uso appena nominato era quello dei coppi, particolari luminarie in legno intagliate o in vetro opaco colorato che erano condotte in processione così come oggi si usa per sant’Anna. Queste luminarie, che accese davano particolari effetti cromatici, erano usate soprattutto dal popolo, mentre era uso dei nobili esporne alcune, di particolare fattura, ai balconi e alle finestre. l’uso di adornare le vare con i coppi era molto diffuso, ne rimase traccia fino agli anni 60 del novecento nella festa di Sant’Anna. se vogliamo comunque farci un’idea di come dovevano essere usati tali strumenti (servivano oltre che a decorare a preservare dallo scolo della cera e dalla fiamma la vara e la statua) basta consultare qualche foto della festa del santissimo Crocifisso di Isnello.
Altro uso era quello di illuminare la chiesa madre. diffusissimo in sicilia e proveniente sempre dalla Spagna, era guardato come uno degli spettacoli più belli (famosissima secondo Pitrè era l’accensione della Cattedrale di Palermo). in un tempo in cui illuminare la notte era davvero una lotta, l’illuminazione si faceva arte e gioco per le feste. schiere di coppi finemente intagliati e rivestiti di carta colorata andavano ad ornare il profilo del campanile e varie parti della Matrice Vecchia, mentre schiere di ceri e candele ne trasformavano l’interno in un lucernaio.
l’accenzione di fuochi rituali ci indirizza invece a pensare ad un momento di ringraziamento per il risveglio della Natura. era uso infatti accendere dei falò dentro alcune botti con dentro alloro e Mortella. Sia il significato simbolico dei due vegetali che l’uso della botte ha precisi rimandi ad una cultura agro pastorale. Non è da escludere che in tale occasione si celebrassero anche riti di propiziazione con le ceneri derivate.
Altro sintomo spagnoleggiante era l’uso di apparare in maniera sontuosa le strade, le finestre, le case e le chiese. tutto il percorso della processione diveniva un enorme scenografia di fede in cui si alternavano composizioni stradali (di fiori o altro) a grandi ammanti parietali, dai balconi, dalle fineste, appesi lungo le corde per la biancheria. Coperte prodotte dalle sagge mani delle donne, arazzi colorati, tutto rendeva onore al Santissimo che passava. un incessante pioggia di petali onorava il santissimo che in ogni strada trovava degna accoglienza in una miriade di altarini votivi collocati qui e là. le chiese poi accoglievano il passaggio del Santissimo con solennità e soprattutto con il famoso scampanio.
capitolo a sè erano mortaretti e fuochi d’artificio. i primi segnavano i momenti liturgici nonchè uscita e rientro della processione, mentre gli ultimi concludevano, con un trionfo la festa. non possiamo non evidenziare l’esaltazione della luce e del fuoco in una festa dai chiarissimi tratti vitalistici.

la processione prevedeva la presenza del Clero di tutti gli ordini religiosi e delle confraternite, nonchè del potere civico cittadino. le confraternite sfilavano con in testa il proprio simbolo (Solitamente una croce) e i misteri, accompagnati dai ceroni e dai tamburinai.

la festa seicentesca subisce notevoli cambiamenti allorquando, nel 1711, la Matrice Nuova assume il ruolo di chiesa principale. Anche la festa si sposta. A poco a poco, nel corso del secolo, è la Cappella del Santissimo Sacramento sito in questa chiesa a divenire sede importante e fondamentale del culto.  i toni barocchi e spagnoleggianti non subiscono però un tracollo. nello stesso secolo scompare l’uso della vara sostituita dalla portantina a spalla su cui prendeva posto l’arciprete con l’ostensorio. di questa fase della festa conserviamo una delle portantine (l’ultima costruita) della fine del settecento con i preziosi dipinti del Velasquez.
La portantina continuò ad essere portata in processione fino ai primi decenni del ’90o, anche quando non veniva più utilizzata. venne poi abolita e per qualche anno si portò in processione dietro al Santissimo una sedia gestatoria nel caso in cui il prete ne avesse bisogno per riposarsi.

L’OTTAVA DEL CORPUS DOMINI

l’ottava era tra le manifestazioni religiose più partecipate. per otto giorni il Santissimo era condotto tra i quartieri del paese, accolto con giubilo dalla popolazione che si dilettava in sontuosi addobbi e pie riverenze. si moltiplicavano le costruzioni degli altarini, le strade si coprivano di apparati effimeri, i balconi si ornavano. si istaurava quasi una competizione tra strade per chi rendesse più omaggi al Sacramento.  ad accompagnarlo alcui membri della confraternita del Sacramento e uno stuolo di popolo e di fanciulli.
finchè la festa si celebrò alla Matrice Vecchia la processione partiva da lì, poi anche quest’uso si spostò alla Matrice Nuova. Negli anni 70 venne abolito l’uso dell’ottava.

la processione aveva luogo anticamente a mezzogiorno e poi nel pomeriggio.

LA DOMENICA INTRA L’OTTAVA

La Domenica intra l’ottava (ossia la domenica dopo il giovedi di festa) era caratterizzata dall’uso che la processione partisse dalla Matrice Vecchia. Come un memento dei tempi passati infatti, l’antica chiesa si riappropriava dei fasti. i Confratelli tornavano all’antica sede e dal mezzogiorno fino alla processione pomeridiana adoravano il Santissimo. Uso decaduto insieme all’ottava.

IL GIOVEDI’ DI CHIUSURA

Ultimo grande giorno di festa era il Giovedì dell’ottava. L’adorazione Eucaristica iniziava a mezzogiorno con la breve e consueta processione sul piazzale e proseguiva fino al momento della solenne processione che ripeteva gli schemi del giovedì precedente, variando però il percorso. uso decaduto insieme all’ottava.

 

possiamo dire che la festa del Corpus Domini, rappresentava veramente la fede Castelbuonese nel Santissimo Sacramento, non a caso è detta a festa u Signuri, come ad assumerla a Regina dell’anno cerimoniale.

LA FESTA OGGI

Un tempo la festa si articolava in otto giorni di festeggiamenti e processioni, oggi si è ridotta ad un solo giorno, adeguandosi al nuovo calendario liturgico, ed è celebrata la Domenica successiva alla festa della Santissima Trinità.  Tuttavia non ha perso il brio e la devozione di un tempo. è sempre una festa sentita, partecipata, amata. è A festa u Signuri, la più importante dopo la patronale. Festa dai mille ricordi, dalle attese. Festa non di spettacoli e bancarelle ma di Fede.

Durante la mattina diverse celebrazioni scandiscono i ritmi delle varie parrocchie, e sono si  aprono le edicole votive maggiori. Nel pomeriggio ha luogo l’adorazione Eucaristica in chiesa Madre, le associazioni, il terzordine francescano, le 17 congregazioni , i bambini della prima comunione e i membri dell’A.C. si radunano a poco a poco in attesa della partenza della processione.

Intorno alle 18,30 le prime congregazioni cominciano la loro lenta sfilata alla volta dei quartieri bassi del paese per poi risalire verso la pizzetta e i quartieri alti.  La processione è in termini umani, molto lunga e percorre circa 1500 metri.

Le confraternite sfilano in ordine di fondazione, dalle più nuove alle più antiche, riservando l’ultimo posto alla compagnia del Santissimo Sacramento. La processione è per statuto obbligatoria e i confratelli partecipano numerosi. Simboli propri di ogni confraternita sono lo stendardo con l’emblema del Santo, i misteri o sergentine (piccoli baluardi con emblema) e gli scapolari di vari colori (abitini) indossati dai confratelli.
Da qualche anno, sia la compagnia del Rosario che la compagnia del Santissimo Sacramento, hanno reintrodotto le cappe processionali antiche che, con voce dialettale, li identificavano come “i papai o papau”

Lungo tutto il tragitto della processione,si usa adornare gli altarini in cui il Santissimo sosterà per una  benedizione Eucaristica, sistemare al centro della strada  petali di rosa, fiori di campo e, regine incontrastate della festa: i carti rizzi ( piccole scalette di carta colorata simboleggianti le scalette del Paradiso).
Per giorni e giorni la gente prepara i cart rizzi da sistemarle per la strada, formando disegni, spargendole o gettandole insieme ai petali al passaggio “du Signur”. Il Santissimo Sacramento esce in Processione sotto il Baldacchino (chiamato in dialetto baldacchinu o paraccu) e sotto l’ombrellino minore (detto u paracchinu)  retti dagli ultimi confratelli entrati (la sera del Giovedì Santo) nella confraternita del Santissimo Sacramento. Ai balconi sono esposte le coperte più belle e si respira un’armonia di festa tra i vicini che da giorni aspettano il passaggio di Gesù Eucaristia.

Momento denso di memoria è la sosta della processione presso la Chiesa del Collegio (Santissima Trinità). è un importante “reminescenza” di quando nella chiesa vi erano le suore di clausura (prima il colleggio di Sant’Anna, poi le figlie di Maria) e tutte le processioni vi facevano sosta per renderle partecipi.

Al ritorno alla Madrice Nuova  la festa si conclude con la solenne benedizione e la Celebrazione Eucaristica.

Cibo tipico della festa sono i “cuddriri fritti” o i “sfinci”.

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