Pubblicato da: cuccoangelo | 10 dicembre 2011

a coccia a coccia comi à cuccìa

” a coccia a coccia…comi a cuccia!”
cibo antico ma sempre attuale, la cuccia segna indissolubilmente il rapporto devozionale con Santa Lucia.
Castelbuono onora la santa degli occhi da tempo immemorabile come dimostrano le numerose raffigurazioni e la diffusione del culto.
Due sono le feste  in suo onore, e in entrambe ritorna il mistero dei semi non tritati, di una prosperità richiesta, di un bisogno di protezione e al contempo un ringraziamento: LA CUCCIA.

la tradizione racconta che Siracusa (o Palermo) attraversava un periodo di grande carestia, gli abitanti si votarono a Santa Lucia e arrivarono alla marina tre galee di frumento… per la troppa fame la gente iniziò a  cucinare il grano senza macinarlo…così nacque la cuccia.

il segreto della cuccia, al di là della tradizione e del fatto più o meno storico, ha radici più antiche. Un rapporto ctonio con le potenze del sottosuolo  a cui si chiede protezione per il raccolto futuro….un rapporto con i morti. non a caso in molti paesi la cuccia si fa anche per i morti… grano non macinato, prodotto non finito, offerta. Quasi uno spreco rituale per ingraziarsi il futuro. nella sicilia tradizionale si credeva che fossero i morti a rendere possibile la germinazione del grano ” spingendo il seme da sotto terra” e non a caso essi si festeggiavano all’inizio della semina e si “scacciavano sotto terra” soltanto in seguito (ovviamente ritualmente). la fecondità che viene dalle figure dei morti, la prosperità di cui sono dispensatori era celebre ai nostri padri, a Palermo essi portano dolci e giocattoli ai bambini, in altri luoghi soldini e piccoli ninnoli mettendoli nelle scarpe…per i contadini portavano l’abbondanza. i morti e i santi erano le figure necessarie perchè “tutto andasse bene” nei campi…e bisognava ingraziarseli. sarà dunque un caso che ai morti (a Palermo e non solo) si offra frutta secca e granaglie non macinate?

Santa Lucia, fu assunta dai nostri avi a protettrice dei campi di grano. Piccole immagini della santa venivano usate per le rogazioni o in caso di mancata pioggia o gravi  malanni al raccolto, si inserivano in una piccola canna e si immettevano nel terreno (mettiri i cannuzzi).  e come protettrice del frumento non poteva che essere onorata con un piatto che ha la sua base nel frumento e con il digiuno rituale dalla farina e dai farinacei. Gli alimenti “a coccia” simboleggiano da sempre fertilità e abbondanza, forse perchè hanno in sè il principio di fertilità…sono in potenza piante. La festa di Santa Lucia di Paese (13 dicembre) può essere interpretata come una richiesta di abbondanza sul grano seminato…la festa di fine settembre invece (Santa Lucia di Campagna) è una festa di ringraziamento per il raccolto e al contempo uno spreco augurale.

Tessere la storia del culto a Castelbuono non è semplice. se dobbiamo accettare l’ipotesi di Mogavero Fina già nel XII secolo, la piccola chiesetta di campagna doveva essere dedicata a Santa Lucia, cosa non improbabile vista la dedicazione e l’uso che di quelle terre si faceva ( coltivate a cereali).
racconta la voce della Tradizione che la chiesetta fu costruita in seguito ad un prodigio: il ritrovamento del quadro della Santa da parte di un contadino.
l’epoca, il nome e la veridicità del racconto sono inverificabili..ma fatto sta che da secoli Castelbuono accorre in quella piccola chiesetta di campagna e ne trova sollievo per l’anima.
Santa Lucia era inoltre onorata in diverse chiese del paese, la matrice vecchia ad esempio, possiede un quadro-riproduzione della Santa Lucia di Campagna, ma ancor più mirabile, l’icona su tavola del grande polittico del 1520.
Anche la Matrice Nuova era solita onorare a dicembre (fino a qualche tempo fa) la Santa degli occhi con l’esposizione di un quadro.
La chiesa di San Francesco conserva ancora l’immagine votiva (con relativi monili) seicentesca della Santa. in questa chiesa si celebrava il triduo (con canto) e l’esposizione del quadro.
La chiesa della Badia conserva una statuina di inizi novecento di scuola leccese (Malecore)
Anche a Sant’Antonino si celebrava la Santa con l’esposizione di un quadro.

il vero centro della devozione luciana in città fu però la chiesa di San Vincenzo Ferrer dei Padri Domenicani. Qui era venerato un quadro (ancora esistente) reputato miracoloso, qui nell’ottocento si costituì la congregazione, qui venne collocata la statua di Santa Lucia e qui, ancora oggi, ci si reca ad onorare la Santa a dicembre.
La festa di oggi prevede il triduo solenne e, il giorno della festa la distribuzione della Cuccia da parte dei congregati.
una cuccia che richiede impegno e tempo per essere  preparata. Un tempo come adesso il grano deve essere ripulito manualmente, lavato e lasciato in acqua, “stricato” e curato per tre giorni…un biondo onore alla Santa degli occhi. la cottura richiede delle ore. si comincia all’alba, quando non la notte precedente. Passi, ritualità, costumi antichi che si tramandano…mani che lavorano in su un filo rosso con il passato… grano che torna ad essere propiziatorio anche in una società che non lo coltiva più….del culto del grano rimane soltanto l’offuscato rispetto per quell’alimento che una volta sfamava le genti ed era il vero oro per i contadini…. ed è per questo che chi fa la cuccia in casa e la distribuisce a parenti ed amici per voto ne vuole indietro il contenitore non lavato…perchè non si interrompa, non si lavi, non si butti via, quell’incanto di prosperità e di grazia invocato alla Santa…per mezzo del grano


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