Pubblicato da: cuccoangelo | 2 novembre 2011

a pricissioni di muorti

La leggenda vuole che la notte precedente il due novembre, una processione di morti si snodi dai Cappuccini per giungere alla matrice vecchia. Le analogie tra il racconto della Signorina Peppina (che me ne parlò diversi anni or sono e si divertiva a raccontarne) e quelli sentiti in altri paesi sono divere. Si parla di una moltitudine, ordinata in processione, ognuno recanti una candela in mano. Procedono secondo un ordine preciso sia gerarchico che per tipologia di morte. Apre il corteo un Angelo, detto u rapprisintanti, e a seguire i dicullati, i picciriddi senza vattiati, l’armuzzi mpisi, i muorti senza nuddu ecc.
La particolarità del racconto della Signorina Peppina stava nel fatto che indicava anche la presenza delle confraternite (ovviamente dei morti delle confraternite) come se si trattasse di una processione vera…. “Ci su i papau! vistuti comi pa pricissioni du Signuri!” (vestiti con la cappa e con il cappuccio).
La processione, che si svolgeva ad un’ora imprecisata della notte, percorreva alcune strade del paese (secondo la  versione in discussione scendeva per i Cappuccini, Sant’Agostino, San Francesco, Rua Fera, Piazza Margherita) per arrivare alla matrice vecchia. Qui, un campanaru muortu suona u campanuni di muorti  e annunzia la messa. Chi tra il popolo, destato nel sonno, avesse confuso quel suono con quello della normale Celebrazione e si fosse diretto in chiesa si sarebbe ritrovato tra i morti e avrebbe potuto passare dei guai. In molti giuravano di avervi partecipato e la mia informatrice ne ricordava due casi: una donna del quartiere Salvatore diceva di essere entrata, aver preso posto ed essersi accorta dell’errore solo quando entrarono i sacerdoti, l’altro sosteneva di essere entrato ma, appena sedutosi, vide un parente morto accanto a lui che lo avvertì di scappare.
La messa, manco a dirlo, è celebrata da sacerdoti defunti. Nella fattispecie erano i viicchi da matrici, quei sacerdoti mummificati e sepolti nelle cripte fino ad anni recenti.
Terminata la celebrazione i morti risalivano verso i Cappuccini salendo pà strata longa.
Guai a chi osa interrompere il rito! guai   per lui e per tutti!
La Signorina Peppina aggiungeva ” un sacciu si però, di quant’avi ca livaru i viicchi a matrici…si fa ancora!”


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