Pubblicato da: cuccoangelo | 23 agosto 2011

c’era una volta …la festa di Sant’Antonino martire

il 2 settembre rappresentava per la comunità castelbuonese di appena un secolo fa, uno dei momenti di festa e di lode a Dio più intensi del periodo estivo, inaugurando quelle che, potremmo definire, il ciclo di feste settembrine.
La storia del martire Antonino si perde nei meandri dei secoli, varie le tradizioni, diverse le supposizioni e le sovrapposizioni. Secondo il Martiriologio Romano, Antonino era uno scalpellino del I secolo che cercò più volte di convertire i pagani della sua città distruggendo addirittura gli idoli. in seguito a quest’opera fu cacciato e si rifugiò ad Apamea. qui venne incaricato dal Vescovo di costruire una chiesa dedicata alla Santissima Trinità ma la popolazione non cristiana lo martirizzò.
La diffusione del culto non fu rapida, nè omogenea. Il culto del Santo si diffuse soprattutto in oriente. Non sappiamo come e quando la devozione approdò a Castelbuono, fatto stà che la congregazione dedicata al martire era già presente nel XV secolo.

La statua, del tardo cinquecento, fu commissionata proprio dalla confraternita che prese a celebrare una sontuosa festa in onore al proprio titolare. la chiesa, eretta sul colle che sovrasta la “piazzetta”, aveva i caratteri di un oratorio a cui, nel seicento si affiancò un altra chiesa ad opera dei Minori Osservanti che vi si trasferirono. La nuova chiesa (dedicata al Crocifisso) e l’oratorio vennero unite negli anni 50 del novecento per la costruzione della parrocchia e la neonata chiesa venne ufficialmente intitolata a Sant’Antonino.

la festa di Sant’Antonino prevedeva alcuni giorni di preparazione, sontuosi addobbi (come era uso per ogni festa di riguardo sia all’interno che all’esterno della chiesa), offerte, messe cantate, tamburi, musica   e solenne processione con il simulacro del Santo.
I confrati portavano a spalla la varetta di Sant’Antonino (simile in tipologia a quella di San Pietro), aiutati, come da tradizione, dalle altre tre confraternite “di quattru a maidda” (cosi scherzosamente chiamati perchè avevano l’onore di portare tutte le vare del paese). il loro abito era costituito dalla cappa, abolita tra fine ottocento e inizi novecento e mai ripristinata.

una particolare consuetudine era la chiamata dei confratelli per la Messa del Mattutino della festa del Santo, probabilmente essa era effettuata, porta a porta, secondo una procedura comune in sicilia: rullo di tamburi e “richiamo” del governatore….

Ad oggi la festa è stata spostata alla prima domenica di Settembre ed ha perso le caratteristiche di un tempo. in questa occasione, durante la messa solenne, la congregazione effettua l’ammissione dei nuovi confratelli.


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