Pubblicato da: cuccoangelo | 22 luglio 2011

Lustro alla tradizione: il museo civico e il culto a Sant’Anna

il 17 Luglio scorso, primo giorno della Novena a Sant’Anna, è stato presentato il lavoro di manutenzione di una cortina ricamata a mano nel 1925.
A compiere i lavori  gli studenti del Liceo artistico “Diego Bianca Amato”, che hanno meticolosamente operato. Il museo civico di Castelbuono ha accolto la richiesta della scuola, fornendo il prezioso ammanto sacro.

Ma di cosa si tratta?

la Cortina, riccamente ornata di girali e fiori, porta al centro l’iscrizione W SANT’ANNA. il manufatto conserva filati metallici e filati di seta colorata ed è contornato da un gallone dorato. La lavorazione, interamente manuale, è sicuramente locale.  Sul lato superiore è presente un metodo di aggancio a fettucce che fa intuire la sospensione verticale. Sul retro è ricamato il nome e la paternità del donatore nonché la data ” dono di Castiglia Pietro fu Vincenzo. 1925″, manca l’indicazione PGR (per grazia ricevuta) che inquadrerebbe  con certezza l’opera nella sterminata serie degli ex voto. potrebbe trattarsi di un dono spontaneo di un devoto.

a Cosa serviva questa bella cortina?
Sicuramente non si tratta di una cortina quaresimale che, seguendo le norme liturgiche e le consuetudini vigenti al tempo dell’esecuzione, doveva essere Viola o Rossa  e possibilmente priva di decori.  La cortina quaresimale velava i simulacri o le tele per l’intera durata della Quaresima (mercoledì delle ceneri – Sabato Santo) e serviva a esteriorizzare il periodo di penitenza e conversione dell’anno liturgico. Esempi di velatio quaresimale sono anche le grandi tele che coprono le absidi di alcune chiese siciliane nei giorni precedenti la Pasqua (es. chiesa Madre di Petralia soprana, Chiesa Madre di Petralia Sottana, Chiesa di San Domenico a Palermo, Chiesa di Sant’Ippolito a Palermo ecc.)

Potrebbe trattarsi di  una cortina giornaliera, usata fuori dalla quaresima. All’epoca di realizzazione (1925) era uso velare, durante l’anno, le Reliquie e le statue con particolare venerazione. Si era soliti farlo con veli e tessuti non particolarmente ornati, riservando quest’ultimi a occasioni più solenni. A Castelbuono si velavano ad esempio il San Pietro della Matrice Vecchia, L’Immacolata argentea di San Francesco (dentro una apposita cappelletta-custodia), il San Giuseppe di Sant’Agostino, La Madonna Assunta di San Francesco, il Crocifisso dell’omonima chiesa,  Le reliquie di San Pio martire, le reliquie dei martiri dei Cappuccini e probabilmente San Biagio della Chiesa di San Nicola e la Madonna del Rosario.
La chiesa dei Cappuccini conserva una lista di feste in cui era obbligo o consigliabile aprire l’altare e svelare le Reliquie per rendere esplicita la diversità di quel giorno.
la cortina che custodiva la Reliquia di Sant’Anna, possibilmente, veniva aperta in occasioni simili (Pasqua, Natale, Sant’Anna, Assunta, Immacolata, Natività di Maria, maggiori feste della chiesa ospitante ecc.).  In una vecchia foto della Cappella Palatina si intravede una cortina (apparentemente semplice) tirata da un lato.
La svelatio era solitamente momentanea e si procedeva alla chiusura del telo immediatamente dopo la Celebrazione.
Per esempi di simulacri velati rimandiamo all’Immacolata cittadina della chiesa di San Francesco (Palermo); La Madonna della Visitazione (Enna) ecc.

Credo  che si tratti di una cortina festiva, uno di quegli eccezionali manufatti tesi a rendere onore e lode alla Santa o al Santo per cui erano prodotti. Probabilmente lo si esponeva a copertura della grata  mentre era esposto il Reliquiario o si sostituiva alla giornaliera per le feste. la cornice di girali e di fiori, la decorazione centrale e alcune correlazioni con altri manufatti  potrebbero confermare tale ipotesi. L’Immacolata di San Francesco, ad esempio, si espone davanti ad una simile cortina (seppure più grande), la Madonna delle Grazie di Sant’Antonino è oggi  posta (tutto l’anno) davanti a simile manufatto, nella chiesa del Rosario si conserva una cortina che viene esposta nel periodo festivo dedicato alla Madonna (questa degli anni 50 del novecento),  una cortina ricamata è dietro l’Addolorata nella chiesa della Badia, le confraternite di San Pietro, San Giuseppe e Santa Rita usano degli stendardi come cortina per coprire la nicchia nei giorni della festa del Santo, essendo la Statua esposta sull’altare Maggiore.

Sebbene non si sia certi sull’uso della cortina, non può tuttavia essere taciuto il suo alto valore simbolico e di fede. La cortina in questione è sicuramente un manufatto di altissimo valore storico, in quanto è testimonianza di fede e devozione ma anche capacità artigianali. Tanti sono i manufatti, appartenenti alla cosi detta arte minore donati a Sant’Anna, che,  costituiscono un filo rosso capace di ricollegaci al passato. La speranza è che il museo civico possa, attento com’è al significato di ogni testimonianza e privo di pregiudizi sul valore economico di un oggetto,  continuare a  valorizzare questo patrimonio “sui generis”, opere delle mani attente di centinaia di donne e uomini.

Non solo argenti e ori per Sant’Anna, ma tovaglie, ricami, lanterne… è questo che sembra ricordarci il manufatto oggi restituito allo splendore. è come se la cortina appena restaurata lanciasse un grido d’aiuto per richiamare l’attenzione su “tutti i suoi fratelli”, troppe volte accantonati come “senza valore” o “oggetti di culto” o “cose nuove, senza valore in se”. Se la società impone l’usa e getta, siamo sicuri che il Museo saprà far valere il valore della memoria collettiva.


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