Pubblicato da: cuccoangelo | 8 marzo 2011

Quando martedì muria cannilivari…

ricordi d’infanzia misti a racconti altrui e qualche vecchia fotografia… del Carnevale di una volta rimane questo o poco più. Certo non si può dire che non sia una festa ancora sentita tra i Castelbuonesi… carri, veglione, maschere,sale da ballo e soprattutto l’immancabile satira, non mancano e non fanno perdere una tradizione tanto antica. Ma, stranezza del progresso e della moda, ad un carnevale “nostrum” è subentrato l’aspetto viareggino che ormai spopola in tutti i carnevali d’Italia. non si può allontanare un pò di nostalgia quando si ascoltano gli appassionati racconti del Carnevale di un tempo…. delle case dove “si tinia u sonu, na porta si e na porta puri!”, di stanze piccolissime in cui si ballava in molti, di gruppi di mascherati “i mascarati” che affollavano le vie, salendo e scendendo dalle case, accolte come figure di buona auspicio. la fantasia di certo non mancava come tutt’oggi accade… ma c’era quel senso di comunità e partecipazione che, forse, è andato un pò scemando.  Per una settimana il paese si trasformava…ma già dall’epifania si ballava e si tinia sonu… il giovedì grasso era il trionfo dei mascherati. uscivano a frotte, facevano scherzi… inauguravano le loro esibizioni.

era uso festeggiare proprio Carnevale. Pantomime del suo matrimonio, della serenata o di altri stravaganti episodi avevano luogo fino al martedì. cortei di maschere accompagnavano fantocci che lo rappresentavano, carretti addobbati di verde  portavano a spasso “i parienti i cannilivari”…. esibizioni effimere, mutevoli, sempre nuove…che si reinventavano ogni anno per far sorprendere e ridere i paesani. maschere du parrinu, di monaci, du sinnacu non mancavano ad accompagnare l’allegro personaggio di Cannilivari. la satira si faceva sì al veglione…ma anche per strada. quando si visitava la casa di un conoscente vestiti in maschera si lanciavano stornelli e battute in rima…

centrale come sempre rimaneva il veglione con i gruppo di satira “ca fannu a maschera” ma non era solo quello… Carnevale era l’odore dei dolci per le strade, l’armonia che si creava. per qualche il giorno il paese si trasformava in una specie di teatrino a cielo aperto. i copioni del veglione si scrivevano per tempo e questo creava un certo movimento nelle botteghe artigiane (dove di solito ci si riuniva)… e poi c’era da preparare qualche costume un pò stravagante, inventarsi qualche novità….

era il martedì però ad essere il giorno più Speciale. il giorno in cui..dopo tutti gli eccessi…Carnevale moriva… e ovviamente lo faceva in maniera comica e tradizionalmente scherzosa. al funerale con maschere a lutto non potevano non esprimersi eccessi, battute, riferimenti osceni. che carnvale fosse nel suo “tabutu” o procedesse ammantato di nero… era pur sempre un comico strepitare di lamentazioni (parodiche) e  un mazzuliarisi delle maschere. non mancava il testamento du Nannu Cannilivari pieno di ilarità e scherno…. credo che tra gli altri (più antichi o moderni non importa) rimangano memorabili i  “comizi di Carnevale” o ” Carnevale Ammalato” di Incaprera… e soprattutto il testamento da lui scritto per il Carnevale del 1995.

tradizioni che ogni tanto ritornano…innestandosi tra i carri


Responses

  1. […] [CUNTI, CULTI E CANTI – cuccoangelo] Ricordi d’infanzia misti a racconti altrui e qualche vecchia fotografia… del Carnevale di una volta rimane questo o poco più. Certo non si può dire che non sia una festa ancora sentita tra i Castelbuonesi… carri, veglione, maschere,sale da ballo e soprattutto l’immancabile satira, non mancano e non fanno perdere una tradizione tanto antica. Ma, stranezza del progresso e della moda, ad un carnevale “nostrum” è subentrato l’aspetto viareggino che ormai spopola in tutti i carnevali d’Italia. non si può allontanare un pò di nostalgia quando si ascoltano gli appassionati racconti del Carnevale di un tempo…. delle case dove “si tinia u sonu, na porta si e na porta puri!”, di stanze piccolissime in cui si ballava in molti, di gruppi di mascherati “i mascarati” che affollavano le vie, salendo e scendendo dalle case, accolte come figure di buona auspicio. la fantasia di certo non mancava come tutt’oggi accade… ma c’era quel senso di comunità e partecipazione che, forse, è andato un pò scemando. Per una settimana il paese si trasformava…ma già dall’epifania si ballava e si tinia sonu… il giovedì grasso era il trionfo dei mascherati. uscivano a frotte, facevano scherzi… inauguravano le loro esibizioni. […]


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