Pubblicato da: cuccoangelo | 1 ottobre 2010

perplessità sui 7 quartieri

da una discussione tra amici sorge questo post. Mi è stato chiesto, e non è la prima volta, se sapessi a quale Quartiere appartenesse la loro abitazione. io all’impronta ho risposto secondo la fomra mentis dei sette quartieri storici ma poi, mi è sorto un dubbio alquanto “camurriuso” che mi ha spinto ad indagare ulteriormente e a pormi delle domande : quanto veramente contano i 7 quartieri a Castelbuono? e quanto essi sono radicati nel sentire comune? da cosa derivano queste denominazioni? e cosa includono o lasciano fuori?

ho preso qualche libro tra le mani e ho scoperto innanzitutto che i sette quartieri sono una riduzione organica, positiva e coerente di una situazione ben più ampia che già a metà del XVI secolo si presentava ben più aritocolata e molto più diversificata. I quartieri non erano affatto sette e soprattutto non avevano le caratteristiche tali da essere definiti quartieri: possiamo parlare più di rioni. Rioni all’interno dei quali ci si riconosceva come appartenenti ad una identità, al cui centro stava una chiesa o un edificio importante o una produzione lavorativa. la diffusione di rioni era vastissima, potremmo dire capillare ed era talmente ben organizzata che molti toponimi sopravvivono nel parlare comune senza creare equivoci.

Ma allora, da dove nascono i quartieri storici in numero di sette? i quartieri furono istituiti, per fini prettamente organizzativi nel 1730. Il vescovo di Messina Monsignor Giuseppe Migliaccio (diocesi a cui Castelbuono apparteneva come palesato dalla tela della Madonna della  lettera) ordinò in quegli anni il censimento totale della popolazione. Sono gli anni dell’illuminismo e della ragione, in cui al centro di tutto si pone il bisogno d’ordine e di conoscenza. il censimento fu ovviamente affidato, o almeno nella sua organizzazione, all’arciprete del paese : DON GIUSEPPE ANDREA AGRIPPA (Arciprete dal 1714 al 1740) di cui ciecamente si fidava.Il colto arciprete decise di mettere ordine tra i rioni e di dividere il paese in settori affinchè, più agevolmente, si potesse procedere alla conta dei fuochi e delle abitazioni nonchè degli abitanti. Tuttavia i quartieri rimasero nominali e la loro perimetria labile e indefinita, spesso l’arciprete avrà fatto ricorso, come limiti ai rioni stessi o alle chiese con un opera di semplificazione ad inglobamento.
per pura curiosità va detto che risultò popolosissimo il quartiere Sant’Anna di recente formazione e in trasformazione all’epoca.
il sistema dei quartieri si dissolse  e rimase completamente inosservato fino al  1848 quando la commissione comunale riprese lo schema per censire finestre e balconi e imporne la tassa. a questa applicazione segue un nuovo oblio, soprattutto a livello popolare dove mai si seppe o si sentì parlare di questi quartieri: fu un affare di pura burocrazia. Con l’Unità d’Italia potremmo, in qualche modo, firmare la fine definitiva, anche a livello burocratico, della divisione in quartieri. Norme e Leggi precise imposero che ogni strada avesse un suo nome registrato e così venisse indicata e non per generica appartenenza. Ora non si deve pensare che prima del 1861 la gente non desse nomi alle strade, ma erano nomi molto semplici e legati ad eventi prettamente locali, a luoghi, strutture, famiglie nobili, presenza di alberi, consuetudini. Per fare qualche esempio…ripeschiamo ad esempio una “strata u peri d’alivi” (traversa di Via Belvedere) o a Punta a Cursa (dove si fermava la corsa di cavalli); a strata i mulina; a rua fera; a strata i purpuri; a strata ranna; a strata longa…. tutti toponimi che sapevano del vissuto, poi scomparsi o storpiati e vivi solo nel parlare comune.  L’imposizione dei nomi fu nuovamente una operazione dall’alto. Ma questa, al contrario dei quartieri fu più accettata e più condivisa da tutti i ceti sebbene in un lasso di tempo decisamente lungo e ad una continua coabitazione dei toponimi dialettali con quelli nuovi imposti.

ma l’argomento dell’assetto viario è tutta un’altra interessante storia. Torniamo adesso ai sette quartieri e al loro certificato di morte. se a livello popolare essi erano già belli che sepolti come figli mai nati, nel corso del novecento (soprattutto dagli anni settanta), assistiamo ad un grande ritorno in scena di queste fantomatiche entità: I QUARTIERI STORICI. che poi, come dimostrato, di storico hanno ben poco…semmai i QUARTIERI BUROCRATICI. Una elite intellettuale cerca in quegli anni ogni sorta di appiglio per nobilitare la storia locale e far in modo che sembri quanto più completa e bella. ma per fare ciò NON si preoccupa di notare quanto veramente lo fosse ( e parlo delle divisioni rionali) ma cerca l’appiglio in formule ben consolidate. Credo che l’esempio più lampante sotto i loro occhi fu quello di palermo storica il cui centro si divideva in quattro mandamenti, ognuno con la propria Patrona, proprie chiese ecc.
da li a creare una favola sull’enorme storicità di tali quartieri il passo fu breve e nessuno si preoccupò di vedere se oltre alla presunta storicità vi fosse un sostrato comune. Da allora si è cercato di innescare un processo di conoscenza ramificato, nel senso che vennero e vengono riproposti con forza in diversissime occasioni. Purtroppo però nenache il riproporli costantemente è valso a farli scendere dall’aurea di entità nei confini di vissuto comune. Certo, studiandoli a scuola (solo i nomi badiamo bene), vedendone sfilare i gonfaloni, sentendoli nominare o sentendoseli affibiare in manifestazioni sportive o culturali un certo grado di conoscenza è nato. Noi tutti sappiamo che ci sono i quartieri e a pensarci bene riusciamo anche ad enumerarne qualche nome….ma pochissimi sanno di appartenere ad uno specifico quartiere.

uno dei motivi di questa “ignoranza” è la confusione incredibile che si fa tra le delimitazioni dei sette quartieri e le delimitazioni dei rioni del sentire popolare. Così il quartiere Sant’Antonino aleggia indisturbato su tutta via Maurolico, la piazzetta…fino ai cappuccini… MA NON é COSI per chi i quartieri li istituì e che colloca sull’altro versante il quartiere suddetto e individua in via maurolico, piazzetta ecc.. il QUARTIERE SANT’ANNA.

altro motivo è il non sentirsi arte di questa divisione. Non trovarci nessuna identità comune. Ma non perchè si sia persa (come è capitato per i quartieri alti -reputati terra di mastri e di pastori- e i quartieri bassi) o si è affievolita, MA PERCHé NON VI è MAI STATA!
Se chiedi ad un abitante di Via Alduino Ventimiglia di quale quartiere è …al cento per cento risponderà U SARVATURI e non il quartiere manca.

possiamo dunque dire che ancora oggi, nonostante l’insistente voglia razionalistica, sono i rioni a creare la vitalità del paese e non delle entità fantasma che racchiudono i rioni come gabbie di plexglass precostruite.

rioni come u Sarvaturi (con suo epicentro nella ch iesa della Catena, appunto del Salvatore), i Binidittini (con suo epicentro nella chiesa dell’Annunziata- un tempo monastero benedettino); U colliiggiu i Maria ( che confinando con i binidittini ha suo centro nella chiesa della Santissima Trinità o Colleggio di Maria); A chiazza (percorso che invade il corso e che può essere considerato rione a sè stante, con centro irradiatore in piazza Margherita *); San Franciscu (con centro nella omonima chiesa); Sant’Antuninu (parliamo del rione nel sentire comune); u Beddividiri (sorto sul giardino del Belvedere); i Capuccini (con centro nel convento cappuccino); u Munti Carbaniu (con centro nella chiesa del Cuorore di Gesù); u Rusariu; A Vitrera; A Conceria; u Manganu (le ultime tre sono legate alle attività produttive) e tantissimi altri, anche più piccoli e più flessi ( A Matrici; a Batia; San Paulu; San Lunardu, Santa Nicola, a chiazzetta; detra i mura; l’arcu u munti….)

molti rioni sono scomparsi o hanno mutato nome in relazione ad eventi più o meno incisivi [tra gli scomparsi Sant’Antantoniu; Santa Venera; Santu Vitu (oggi detto più che altro o Canali i Santu Vitu ma molto localizzato); San Vastianu; San Mircuoriu (oggi detto o canali i mircanti ma molto localizzato) ]; altri ne sono nati e hanno acquisito subito un nome in relazione al posto in cui sono sorti ( Santa Cruci; Santu Niquasiu; Iardina; Madonna u Parmientu; Santuzza; Vignicedda;) o ai nomi delle strade di espansione (Papa Giovanni; Mazzini). La vitalità di tale processo dimostra che la forma mentis è quella rionale e non mai quella a quartieri.

A LIVELLO INFORMATIVO, AVENDONE AMPIAMENTE PARLATO SENZA MAI NOMINARLI TUTTI, INDICO LA DIVISIONE BUROCRATICA DEI SETTE QUARTIERI;

MANCA:  parte dell’abitato a Sinistra del Castello; all’epoca della formulazione comprendeva anche il rione poco popoloso del soccorso.

FERA:  quartiere che segue l’andamento di via Roma e via Mario Levante fino a San Francesco; delineato perchè ivi sorgevano le maggiori fiere e la strada era detta appunto Rua Fera. inglobava, tra gli altri, il rione della badia di santa Venera.

TERRAVECCHIA: quartiere poco definito che colmava i vuoti lasciati da altri. comprende il corso, San Nicola, la Matrice Nuova e vie adiacenti, il rosario. il nome deriva dalla concezione che ivi si sviluppò il più antico nucleo del paese.

CIRASI: quartiere poco definito che dovrebbe, a partire da San Francesco, estendersi verso il rione Mangano fino a Ponte secco. chiamato cosi perchè all’epoca della formulazione si estendeva tra gli acri coltivati a ciliege.

SANT’ANNA: quartiere che ingloba vari rioni e si estende dai Cappuccini fino a San Francesco, comprendendo le strade che arrivano in piazzetta compreso probabilmente il rione belvedere. chiamato così in relazione agli eventi miracolosi del 1615 e alla festa di Sant’Anna che ne seguì ( la processione partì da Santa Maria del Parto -san Guglielmo- per entrare in paese proprio dalla porta degli Angeli (cappuccini).

SANT’ANTONINO: da san leonardo a san Nicola, comprende alcune frange della piazzetta e via Mustafà. il nome è dovuto alla presenza della chiesa. ha assorbito il quartiere Sant’Antonio, di più antica formazione.

VALLONE: quartiere che corre fino al vallone del Rosario inglobando “U cuozzu” e alcune vie limitrofe. detto cosi per il vallone adiacente


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