Pubblicato da: cuccoangelo | 18 marzo 2010

19 SAN GIUSEPPE

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TRADIZIONI PERDUTE E PRESENTI

non possiamo far cenno della festa odierna senza capire cosa un tempo rappresentava questa festa e come si articolava.

 

a Vampa
così come in molti altri paesi siciliani (l’usanza è ancora viva anche nei quartieri popolari di Palermo), la sera antecedente la festa di San Giuseppe e il girono stesso, la gente accendeva piccoli falò con legna frutto di colletta dei bambini. secondo la testimonianza di alcuni anziani vi era un falò più grande nello slargo tra la chiesa e il Mausoleo e intorno a questo fuoco si mangiava e ballava insieme. 
i juoca
nel pomeriggio del 19 così come la sera prima erano organizzati vari giochi popolari tra cui a ‘ntinna, palo intriso di sapone alla cui sommità stava un premio, a cursa ‘nte sacchi, u juocu i pignati e altri.
a ‘ntinna era comunque il più caratteristico.
i giochi sono l’unica parte della festa antica che ciclicamente ritornano in auge.
i tavulati e i Virgineddi
i devoti usavano fino a venti-trenta anni fa imbandire tavole all’esterno delle proprie abitazioni e offrire il pranzo ad un numero variabile di bambine (virgineddi) o bambini (apostuli). il pranzo si componeva di almeno tre portate e sulla tavola dovevano essere disposti dai 12 ai 13 alimenti. facevano da padroni le verdure che erano sia cotte a “miniscedda maritata di San Giuseppi” (miscellania di fave e altre verdure) sia imbandite in altri tipi di pietanza. la basta veniva servita invece con i legumi. a fine pasto ad ogni bambino erano date un panino (a volte accompagnato dall’uovo sodo) e un arancia con cui cenare la sera.
tra i dolci, quando si poteva, non mancavano i caratteristici sfincioni alla ricotta.
i virgineddi dovevano girare le varie tavole imbandite in ogni strada e subito dopo la loro “apertura del pasto” si sedevano alla tavola vicini e amici di chi aveva contratto il voto e lo stava adempiendo. spesso si faceva la questua per all’estire l’altare. sulle tavole “cunzate” ad altarino non mancavano pani dalle svariate forme simboliche e corone di alloro e agrumi ad incorniciare l’immagine del Santo. le virginedde inoltre usavano ringraziare i padroni della tavolata con una piccola benedizione in cui invocavano la protezione del santo sui mestieri di casa. alcuni sostengono di ricordare sulla tavola di San Giuseppe anche “u laurieddu”. una tavolata più grande ed importante era imbandita proprio sul sagrato della chiesa e, secondo alcune fonti, accoglieva più virginedde.
oggi è ancora uso fare la “virduredda maritata” e mangiare gli sfincioni ma è completamente desueto (se non sporadici casi) poter assistere alla “cunzata” di un altarino e di una tavolata.
A Prucissioni du Patriarca San Giuseppi
la processione era il momento centrale della festa. a differenza di oggi si trattava di un evento annuale. nel pomeriggio del 19 i confratelli “armavano” la vara del Santo sebbene sarebbero poi state le così dette “4 da maidda” (le quattro congregazioni più antiche) a condurlo in processione.
il percorso era quello rituale (u giru di prucissioni o di santi) e non v’erano momenti particolari se non il lancio del grano sulla vara.
oggi la processione è un evento decennale (circa) ossia ogni qual volta la festa cade di domenica.
 i vistuti
tradzione condivisa con altri momenti della vita castelbuonese era quella dei vistuti. i vistuti erano dei devoti che vestivano l’abito votivo in segno di gratitudine. il vestito era secondo alcuni costiutito da una tunica bianca o celeste stretta alla vita da un cingolo rosso. (forse simile al vestitino del bambinello?)
 i Miircuri
ancora vivo è l’uso di solennizzare alcuni mercoledì in onore del Santo prima della festa. i mercoledì cominciano esattamente un mese prima e prevedono l’esposizione della statua sull’altare maggiore spoglia degli ori votivi. i devoti usano inoltre fare “u viaggiu” a San Giuseppe anche in altri mercoledì dell’anno.

 

non dobbiamo scavare troppo in fondo.
non dobbiamo cercare in chissà quali annali o registri di congrega…la festa grande di San Giuseppe era celebrata annualmente fino a qualche tempo fa.
la devozione a San Giuseppe è una fra le più comuni di Sicilia, ovunque c’è una festa a lui tributata. in alcuni luoghi si accendono vampe, in altre si allestiscono tavolate riccamente ornate, in altre vi sono sontuose processioni… e in altre ancora soltanto feste liturgiche.
Castelbuono era un tempo una di quelle città che non si faceva mancar nulla nella festa del Santo Patriarca.
la devozione al Santo è molto antica e radicata nel comune, tanto che in diverse chiese (matrice nuova, matrice vecchia, Sant’Agostino ecc.) troviamo sue immagini. anticamente era al Santo dedicata pure una chiesa ubicata in via Sant’Anna.
passerò in veloce rassegna le costumanze e le devozioni che sono legate al Santo cercando di fornire uno schema sintetico ma esauriente.


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