Pubblicato da: cuccoangelo | 30 dicembre 2011

A VECCHIA NZIPITA

Il 30 Dicembre, confine fra un anno e l’altro, giorno intenso di attesa, Castelbuono festeggia A VECCHIA.
La tradizione vuole che questa anziana e brutta donna, abiti in una grotta (a rutta a vecchia) sulle montagne che sovrastano il paese. Qui sta tutto l’anno preparando regali e dolcini per i bambini.
i bambini castelbuonesi aspettavano con ansia questa festa, fremevano attendendo la vecchia, sperando di essere stati abbastanza buoni.
Nel pomeriggio del trenta frotte di ragazzini organizzavano delle questue conducendo per le strade manichini a foggia di vecchia, vestiti alla meno peggio, spesso fatti con vecchie scope. si cantava e si ballava dietro questo fantoccio, si gridava “a vecchia passa a vecchia!”. Alcuni dei manichini venivano poi bruciati a sera inoltrata su un piccolo falò improvvisato…simbolo di un anno che va via e speranza di prosperità in quello che viene.
ma l’attesa più grande era nella notte fra trenta e trentuno. le madri, le nonne e tutte le donne di famiglia avevano per giorni e giorni organizzato la sorpresa per i bambini: ficu sicchi, dolciumi, sciccaredda (asinelli costruiti proprio con ossa di asino), pupiddi (bamboline di stoffa) e ciò che ci si poteva permettere.  Si raccomandava ai bambini di dormire… ma sapendo quanto son furbi, una donna della famiglia, solitamente la nonna o la più adulta, si metteva un fazzoletto sulla testa e un grande scialle sulle spalle e andava a posizionare i regalini. La mattina era davvero una gran festa ritrovare l’abbondanza portata in dono dalla vecchia!

uno stornello che i bambini cantavano era (ed è):
a vecchia nzipita ci acchiana l’acitu
U lignu è fracitu un servi cchiù

o ancora:
sta vecchia vicchiaredda un mi vo pi cummaredda
si ni porta a bedda strina ia ci mannu na iaddina

OGGI la festa si fa ancora, qualcuno fa i regali ai bambini e un corteo della vecchia è organizzato da volontari con una donna o un uomo travestito …. ma forse un pò si è perso quell’alone di attesa e di mistero che contraddistingueva a vecchia.

Pubblicato da: cuccoangelo | 10 dicembre 2011

a coccia a coccia comi à cuccìa

” a coccia a coccia…comi a cuccia!”
cibo antico ma sempre attuale, la cuccia segna indissolubilmente il rapporto devozionale con Santa Lucia.
Castelbuono onora la santa degli occhi da tempo immemorabile come dimostrano le numerose raffigurazioni e la diffusione del culto.
Due sono le feste  in suo onore, e in entrambe ritorna il mistero dei semi non tritati, di una prosperità richiesta, di un bisogno di protezione e al contempo un ringraziamento: LA CUCCIA.

la tradizione racconta che Siracusa (o Palermo) attraversava un periodo di grande carestia, gli abitanti si votarono a Santa Lucia e arrivarono alla marina tre galee di frumento… per la troppa fame la gente iniziò a  cucinare il grano senza macinarlo…così nacque la cuccia.

il segreto della cuccia, al di là della tradizione e del fatto più o meno storico, ha radici più antiche. Un rapporto ctonio con le potenze del sottosuolo  a cui si chiede protezione per il raccolto futuro….un rapporto con i morti. non a caso in molti paesi la cuccia si fa anche per i morti… grano non macinato, prodotto non finito, offerta. Quasi uno spreco rituale per ingraziarsi il futuro. nella sicilia tradizionale si credeva che fossero i morti a rendere possibile la germinazione del grano ” spingendo il seme da sotto terra” e non a caso essi si festeggiavano all’inizio della semina e si “scacciavano sotto terra” soltanto in seguito (ovviamente ritualmente). la fecondità che viene dalle figure dei morti, la prosperità di cui sono dispensatori era celebre ai nostri padri, a Palermo essi portano dolci e giocattoli ai bambini, in altri luoghi soldini e piccoli ninnoli mettendoli nelle scarpe…per i contadini portavano l’abbondanza. i morti e i santi erano le figure necessarie perchè “tutto andasse bene” nei campi…e bisognava ingraziarseli. sarà dunque un caso che ai morti (a Palermo e non solo) si offra frutta secca e granaglie non macinate?

Santa Lucia, fu assunta dai nostri avi a protettrice dei campi di grano. Piccole immagini della santa venivano usate per le rogazioni o in caso di mancata pioggia o gravi  malanni al raccolto, si inserivano in una piccola canna e si immettevano nel terreno (mettiri i cannuzzi).  e come protettrice del frumento non poteva che essere onorata con un piatto che ha la sua base nel frumento e con il digiuno rituale dalla farina e dai farinacei. Gli alimenti “a coccia” simboleggiano da sempre fertilità e abbondanza, forse perchè hanno in sè il principio di fertilità…sono in potenza piante. La festa di Santa Lucia di Paese (13 dicembre) può essere interpretata come una richiesta di abbondanza sul grano seminato…la festa di fine settembre invece (Santa Lucia di Campagna) è una festa di ringraziamento per il raccolto e al contempo uno spreco augurale.

Tessere la storia del culto a Castelbuono non è semplice. se dobbiamo accettare l’ipotesi di Mogavero Fina già nel XII secolo, la piccola chiesetta di campagna doveva essere dedicata a Santa Lucia, cosa non improbabile vista la dedicazione e l’uso che di quelle terre si faceva ( coltivate a cereali).
racconta la voce della Tradizione che la chiesetta fu costruita in seguito ad un prodigio: il ritrovamento del quadro della Santa da parte di un contadino.
l’epoca, il nome e la veridicità del racconto sono inverificabili..ma fatto sta che da secoli Castelbuono accorre in quella piccola chiesetta di campagna e ne trova sollievo per l’anima.
Santa Lucia era inoltre onorata in diverse chiese del paese, la matrice vecchia ad esempio, possiede un quadro-riproduzione della Santa Lucia di Campagna, ma ancor più mirabile, l’icona su tavola del grande polittico del 1520.
Anche la Matrice Nuova era solita onorare a dicembre (fino a qualche tempo fa) la Santa degli occhi con l’esposizione di un quadro.
La chiesa di San Francesco conserva ancora l’immagine votiva (con relativi monili) seicentesca della Santa. in questa chiesa si celebrava il triduo (con canto) e l’esposizione del quadro.
La chiesa della Badia conserva una statuina di inizi novecento di scuola leccese (Malecore)
Anche a Sant’Antonino si celebrava la Santa con l’esposizione di un quadro.

il vero centro della devozione luciana in città fu però la chiesa di San Vincenzo Ferrer dei Padri Domenicani. Qui era venerato un quadro (ancora esistente) reputato miracoloso, qui nell’ottocento si costituì la congregazione, qui venne collocata la statua di Santa Lucia e qui, ancora oggi, ci si reca ad onorare la Santa a dicembre.
La festa di oggi prevede il triduo solenne e, il giorno della festa la distribuzione della Cuccia da parte dei congregati.
una cuccia che richiede impegno e tempo per essere  preparata. Un tempo come adesso il grano deve essere ripulito manualmente, lavato e lasciato in acqua, “stricato” e curato per tre giorni…un biondo onore alla Santa degli occhi. la cottura richiede delle ore. si comincia all’alba, quando non la notte precedente. Passi, ritualità, costumi antichi che si tramandano…mani che lavorano in su un filo rosso con il passato… grano che torna ad essere propiziatorio anche in una società che non lo coltiva più….del culto del grano rimane soltanto l’offuscato rispetto per quell’alimento che una volta sfamava le genti ed era il vero oro per i contadini…. ed è per questo che chi fa la cuccia in casa e la distribuisce a parenti ed amici per voto ne vuole indietro il contenitore non lavato…perchè non si interrompa, non si lavi, non si butti via, quell’incanto di prosperità e di grazia invocato alla Santa…per mezzo del grano

Pubblicato da: cuccoangelo | 28 novembre 2011

IL CULTO PLURISECOLARE ALLA MADONNA IMMACOLATA

il bianco manto della Vergine, Castelbuono ha sempre cercato rifugio. Come un faro di fede e di pietà onora da secoli la Madre del Redentore sotto diversi titoli e, pietoso, a lei si rivolge nelle necessità insieme alla sua gloriosa Madre Sant’Anna.
L’Immacolata Concezione, gode di una ininterrotta devozione sin dal XVI secolo. Ne abbiamo notizia grazie alla compagnia dei bianchi che nel 1587 ne cura la festa al Monte di Pietà. Ma sicuramente più antico è il culto, già presente, ad esempio a Santa Maria del Soccorso al Fribaulo.

proprio quest’ultima doveva essere per i nostri padri la chiesa per eccellenza dell’Immacolata. Convento dei Minori Osservanti, diveniva annualmente meta di intensi pellegrinaggi (avvantaggiati all’epoca da un piccolo ponte sul vallone). Non sappiamo quale fosse l’immagine di culto, probabilmente l’iconografia era completamente diversa dall’attuale, e  nulla esclude che fosse la stessa madonna con bambino in marmo oggi custodita  a San Francesco o addirittura l’immagine muraria trecentesca della Madonna di Costantinopoli (oggi nella stessa chiesa)? o fose ancora la dimenticata Immacolata vecchia (oggi in pietose condizioni nei locali del convento di San Francesco).
La festa doveva comunque essere davvero grande e con gran concorso di popolo: è documentata la processione, tamburi, trombe, mortaretti e luminaria serale (vampa).  Ad occuparsene era la congregazione di Maria Santissima del Perpetuo Soccorso.

Allo stesso tempo però, l’immacolata era festeggiata anche intramoenia nella chiesa del Monte, dove si trovava il quadro della Santa Vergine (oggi custodito alla Matrice Nuova) e probabilmente la statua (oggi alla Matrice Vecchia). per l’occasione si sorteggiava una ragazza povera a cui fornire la dote per il matrimonio. A festeggiare era la compagnia dei Bianchi che dovettero trasportare la festa in altra data (all’ottava) quando Giovanni Ventimiglia,nel 1725, chiese ed ottenne che la festa maggiore si tenesse in San Francesco. in questa occasione si impegnò e procurò una immagine della Santa Vergine direttamente a palermo, in legno e lamina d’argento.
Il perchè di questo cambiamento di rotta lo si può intuire se ci si ricollega al capoluogo siciliano. come lo stesso nobile scrive, sarà per emulare palermo (dove la festa si svolge nella chiesa di San francesco dei padri Conventuali).  La processione che  segnava il giorno di festa, aveva l’obbligo di andare in Matrice (forse per la celebrazione?).

Altri segni di forte devozione al culto di Maria Immacolata si avevano nella chiesa di Sant’Antonio Abate e alla Matrice Nuova. Nella  prima Padre Francesco Scalia (gesuita) fonda, nel 1689 la confraternita maschile che ivi ebbe sede fino al trasferimento alla Matrice nuova.
nel 1701 invece, si dedica una cappella laterale della costruenda matrice all’Immacolata concezione.

Da ricordare nel 1728 l’elezione a compatrona di Castelbuono.

la festa si svolge oggi nella chiesa di San Francesco preceduta da solenne novenario. La processione non si tiene più da circa un secolo, tranne in occasione di particolari eventi o centenari (anniversari del dogma: 1904;1954; 2004).
per i castelbuonesi è la festa che inaugura il periodo natalizio (si arma u presebbiu) ed è molto sentita. Anticamente, qualche anziano la ricorda ancora, per le strade si suonava e cantava la novena dialettale a Maria Immacolata costituita dalle così dette parti a Madonna, che apriva il ciclo di novene natalizie (si continua a fare solo quella di Natale).

altri riti erano a curunedda e u stiddariu:

piccoli fuochi rituali erano accesi anche dalle nostre massaie, specialmente dalle moglie dei contadini. era uso infatti costituire la così detta crunedda:
dodici ceri bianchi erano posti in circolo come a formare lo stellario mentre al centro si tracciava il monogramma Mariano o più semplicemente si inseriva l’Immagine dell’Immacolata.
le candele erano accese in ordine e preferibilmente con un tizzone proveniente dalla vampa ufficiale. durante il rito (raccontatomi con perizia da una informatrice qualche anno fa), la prima candela ad essere accesa era quella sotto l’immagine o il momogramma. ad ogni candela si invocava la protezione Mariana con una formuletta rituale:
1. Matri ‘Mmaculata mannati a bona annata
2. Matri Maria prutiggiti a vita mia
3. Matri ‘Mmaculata a ma famigghia da vostra manta sia cummugliata
4. Matri Maria di sta strata luntana sia a malia
5. Matri ‘Mmaculata pi ogni gnacina di st’annata
6. Matri Maria datini pani e tumminia
7. Matri ‘Mmaculata l’armuzza sia sarvata
8. Matri Maria luntana sia a malatia
9. Matri ‘Mmaculata pi (si chiedevano grazie particolari) t’aju ‘nvucata
10. Matri Maria  (Grazia particolare) faciti a grazia a mia
11. Grazia particolare come alla nona candela
12. Grazia particolare come alla decima candela

si aggiungeva poi “dudici stiddi Maria è ‘ncurunata VIVA A RIGINA MMACULATA!”

quest’ordine e la preghiera stessa potevano subire variazioni da officiante ad officiante ma il rito rimaneva del tutto identico. la mia informatrice sostiene che una sua parente più anziana accendesse una tredicesima candela in onore di Sant’Anna. il rito aveva anche un suo valore divinatorio poichè dal comportamento delle fiammelle dei lumi si traevano presagi sull’anno, se ad esempio si spegneva il primo lume era sintomo di una cattiva annata del grano. purtroppo altre persone intervistate sullo stesso argomento ricordano solo frammentariamente la pratica o la disocnoscono del tutto. alcune sostengono di una sola candela accesa. altre che era uso portare in chiesa la candela.

La prima volta che mi fu parlato du stiddariu non presi in considerazione la cosa pensando che si trattasse della nota preghiera recitata in chiesa. ovviamente mi sbagliavo. avevo commesso un errore di valutazione. lo stellario italiano non ha nulla a che vedere con la pratica du stiddariu che altro non è che un racconto in rima del mistero dell’Immacolata Concezione. il fatto straordinario è che non esiste un testo scritto…ma le donne procedevano a braccio nella narrazione seguendo un canovaccio tracciato dalla tradizione. era uno dei tanti Cunti, come quello più noto del “triunfu di Maria” (di cui possiedo due versioni manoscritte che spero di riuscire a pubblicare), che serviva ad istruire i piccoli e le ragazze. qualche perplessità desta il nome… non si chiama ” u triunfu da ‘mmaculata” ma stiddariu forse perchè era quello l’elemento più rilevante che distingueva l’Immacolata dalle “altre madonne”?
L’ICONOGRAFIA:

diverse sono le tele, le statue e le raffigurazioni che mostrano Maria Immacolata a Castelbuono, volendole elencare:

  1. Immacolata vecchia di San Francesco
  2. Immacolata argentea di San Francesco
  3. Immacolata colonna votiva San Francesco
  4. Immacolata in alabastro Cappella Palatina
  5. Immacolata lignea Matrice Nuova
  6. Immacolata miracolosa lignea Matrice Nuova
  7. Immacolata lignea Matrice Vecchia
  8. Immacolata, pala d’altare, chiesa di San Francesco
  9. Immacolata, tela, Matrice Nuova (proveniente dal Monte)
  10. Immacolata, tela, chiesa di Sant’Agostino
Pubblicato da: cuccoangelo | 7 novembre 2011

MOSTRA CONCORSO DI PRESEPI!

Il gruppo Francescano GiovanInCammino, con l’aiuto del centro ARESC e il patrocinio del comune di Castelbuono, propone la quarta edizione di “ Natale sulla via di Francesco”.

Una serie di eventi nuovi che uniscono spiritualità, arte e cultura, in un’ottica diversa… Francescana.

La mostra-concorso dei presepi nasce con l’intento di riportare in vita una tradizione ormai troppo spesso dimenticata nella vita odierna che nella sua semplicità rappresenta il vero Mistero del Santo Natale. Il presepe non è soltanto una velleità artistica o un’abitudine che ogni anno ci fa perdere tempo a ripescare da scatoloni impolverati delle statuine da piazzare alla rinfusa su un po’ di muschio,ma il desiderio di avere, nei luoghi in cui viviamo,la rappresentazione della Santa Notte in cui si compì il più grande gesto d’amore di Dio,la notte in cui Egli si fece uomo e venne ad abitare in mezzo a noi.

Il concorso dei Presepi

Articolato in tre sezioni:

Il presepe della Chiesa

Sezione dedicata a Chiese, Azione Cattolica, conventi, OFS, GIFRA, e gruppi religiosi in generale. I partecipanti dovranno presentare un presepe di dimensione pari o inferiori a 150cmX 100cm.

Il presepe dell’infanzia

Sezione dedicata a bambini di età inferiore ai sedici anni.Ogni partecipante dovrà presentare un presepe di dimensioni pari o inferiori a 60cmX40cm.

Il presepe

Sezione dedicata alle famiglie e a tutti coloro che hanno compiuto sedici anni. Il presepe dovrà avere dimensioni pari o inferiori a 120cmX80cm.

Tutti i partecipanti si dovranno iscrivere al concorso entro e non oltre il 25 novembre

telefonando ad uno dei seguenti numeri (WIND): 3356164960,3203598430, 3282076154, 3891087432 fornendo le proprie generalità. La partecipazione al concorso è gratuita.

I DATI DA FORNIRE SONO: nome,cognome,data di nascita,residenza, numero di presepi, sezione a cui si desidera partecipare e un recapito.Per eventuali esigenze consultare gli organizzatori.

I presepi potranno essere di qualunque materiale e ambientazione con limite solo la propria fantasia.

Le opere dovranno essere consegnate nei giorni 9,10,11 dicembre presso l’EX-CHIESA DEL SANTISSIMO CROCIFISSO negli orari che l’organizzazione stabilirà e comunicherà ai partecipanti a tempo debito. Infine,una giuria, appositamente nominata, selezionerà, a suo in sindacale giudizio i tre migliori presepi per ogni sezione che saranno premiati giorno 6 Gennaio

Un premio speciale sarà inoltre assegnato dal voto dei visitatori.

Le opere in esposizione dal 18 dicembre al 6 gennaio, rimarranno di proprietà degli autori che dovranno provvedere a ritirarle entro l’8 gennaio Le opere non ritirate entro la scadenza prevista saranno acquisite dal gruppo.

La Mostra dei presepi

Possono partecipare alla mostra tutti i privati e in particolar modo tutte le associazioni che vorranno esporre il proprio presepe. Per questi vale l’obbligo di presentare entro il 25 novembre la conferma di partecipazione, i presepi potranno essere di qualunque dimensione e gli autori avranno la possibilità di lavorare all’interno dell’area espositiva. Per qualunque necessità consultare l’organizzazione. I presepi della mostra sono esclusi dal concorso.

Pubblicato da: cuccoangelo | 2 novembre 2011

a pricissioni di muorti

La leggenda vuole che la notte precedente il due novembre, una processione di morti si snodi dai Cappuccini per giungere alla matrice vecchia. Le analogie tra il racconto della Signorina Peppina (che me ne parlò diversi anni or sono e si divertiva a raccontarne) e quelli sentiti in altri paesi sono divere. Si parla di una moltitudine, ordinata in processione, ognuno recanti una candela in mano. Procedono secondo un ordine preciso sia gerarchico che per tipologia di morte. Apre il corteo un Angelo, detto u rapprisintanti, e a seguire i dicullati, i picciriddi senza vattiati, l’armuzzi mpisi, i muorti senza nuddu ecc.
La particolarità del racconto della Signorina Peppina stava nel fatto che indicava anche la presenza delle confraternite (ovviamente dei morti delle confraternite) come se si trattasse di una processione vera…. “Ci su i papau! vistuti comi pa pricissioni du Signuri!” (vestiti con la cappa e con il cappuccio).
La processione, che si svolgeva ad un’ora imprecisata della notte, percorreva alcune strade del paese (secondo la  versione in discussione scendeva per i Cappuccini, Sant’Agostino, San Francesco, Rua Fera, Piazza Margherita) per arrivare alla matrice vecchia. Qui, un campanaru muortu suona u campanuni di muorti  e annunzia la messa. Chi tra il popolo, destato nel sonno, avesse confuso quel suono con quello della normale Celebrazione e si fosse diretto in chiesa si sarebbe ritrovato tra i morti e avrebbe potuto passare dei guai. In molti giuravano di avervi partecipato e la mia informatrice ne ricordava due casi: una donna del quartiere Salvatore diceva di essere entrata, aver preso posto ed essersi accorta dell’errore solo quando entrarono i sacerdoti, l’altro sosteneva di essere entrato ma, appena sedutosi, vide un parente morto accanto a lui che lo avvertì di scappare.
La messa, manco a dirlo, è celebrata da sacerdoti defunti. Nella fattispecie erano i viicchi da matrici, quei sacerdoti mummificati e sepolti nelle cripte fino ad anni recenti.
Terminata la celebrazione i morti risalivano verso i Cappuccini salendo pà strata longa.
Guai a chi osa interrompere il rito! guai   per lui e per tutti!
La Signorina Peppina aggiungeva ” un sacciu si però, di quant’avi ca livaru i viicchi a matrici…si fa ancora!”

Pubblicato da: cuccoangelo | 23 agosto 2011

c’era una volta …la festa di Sant’Antonino martire

il 2 settembre rappresentava per la comunità castelbuonese di appena un secolo fa, uno dei momenti di festa e di lode a Dio più intensi del periodo estivo, inaugurando quelle che, potremmo definire, il ciclo di feste settembrine.
La storia del martire Antonino si perde nei meandri dei secoli, varie le tradizioni, diverse le supposizioni e le sovrapposizioni. Secondo il Martiriologio Romano, Antonino era uno scalpellino del I secolo che cercò più volte di convertire i pagani della sua città distruggendo addirittura gli idoli. in seguito a quest’opera fu cacciato e si rifugiò ad Apamea. qui venne incaricato dal Vescovo di costruire una chiesa dedicata alla Santissima Trinità ma la popolazione non cristiana lo martirizzò.
La diffusione del culto non fu rapida, nè omogenea. Il culto del Santo si diffuse soprattutto in oriente. Non sappiamo come e quando la devozione approdò a Castelbuono, fatto stà che la congregazione dedicata al martire era già presente nel XV secolo.

La statua, del tardo cinquecento, fu commissionata proprio dalla confraternita che prese a celebrare una sontuosa festa in onore al proprio titolare. la chiesa, eretta sul colle che sovrasta la “piazzetta”, aveva i caratteri di un oratorio a cui, nel seicento si affiancò un altra chiesa ad opera dei Minori Osservanti che vi si trasferirono. La nuova chiesa (dedicata al Crocifisso) e l’oratorio vennero unite negli anni 50 del novecento per la costruzione della parrocchia e la neonata chiesa venne ufficialmente intitolata a Sant’Antonino.

la festa di Sant’Antonino prevedeva alcuni giorni di preparazione, sontuosi addobbi (come era uso per ogni festa di riguardo sia all’interno che all’esterno della chiesa), offerte, messe cantate, tamburi, musica   e solenne processione con il simulacro del Santo.
I confrati portavano a spalla la varetta di Sant’Antonino (simile in tipologia a quella di San Pietro), aiutati, come da tradizione, dalle altre tre confraternite “di quattru a maidda” (cosi scherzosamente chiamati perchè avevano l’onore di portare tutte le vare del paese). il loro abito era costituito dalla cappa, abolita tra fine ottocento e inizi novecento e mai ripristinata.

una particolare consuetudine era la chiamata dei confratelli per la Messa del Mattutino della festa del Santo, probabilmente essa era effettuata, porta a porta, secondo una procedura comune in sicilia: rullo di tamburi e “richiamo” del governatore….

Ad oggi la festa è stata spostata alla prima domenica di Settembre ed ha perso le caratteristiche di un tempo. in questa occasione, durante la messa solenne, la congregazione effettua l’ammissione dei nuovi confratelli.

Pubblicato da: cuccoangelo | 20 agosto 2011

Tribuneddi, diculi, coniceddi…una raccolta di tracce di storia

La nuova sfida che ci poniamo come blog è quella di rintracciare le edicole votive disperse nel territorio castelbuonese. Inizieremo con quelle dislocate all’interno dell’abitato, sperando, successivamente e grazie al vostro aiuto di rintracciare anche quelle esterne, nelle campagne.

perchè un tale lavoro? non è sicuramente un mero collezionismo di immagini e elenchi… le edicole votive, i tribuneddi, diculi, coni… sono tracce indelebili della storia sulle pietre, sui muri e per le strade del nostro paese.
storie di uomini e donne devote che le hanno erette, storie di gente di passaggio che si è segnata o ha lasciato un obolo, storie di miracoli, fede e devozione…storie di novene cantate, di occasioni aspettate, di processioni passate e feste all’antica. Storie che passo a passo si radunano e formano un gran mosaico felice…storie che aiutano a ricostruire la vita popolare… senza pretese. Storie che fa piacere ascoltare, osservare, ammirare…storie che tramite la pagina che stiamo creando…vorremmo rivivere e far rivivere.

ogni tipo d aiuto, dalla foto di un edicola votiva alla segnalazione è estremamente gradito :)

 

qui l’elenco in aggiornamento

Pubblicato da: cuccoangelo | 14 agosto 2011

A SANTA LITANIA

A bedda Matri supra n’artari na rosa ivi a pusari cu gran sulennità

chi bedda curuna ca purtati ntesta si fa na granni festa pi tutta la città

chi bedda facciuzza è luci risplinnenti Maria matri Putenti ni cunsulirà

chi beddi capiddi su tanti fila d’oru amuri e ristoru pi cu la chiamirà

chi beddi ucchiuzzi su specchi i paradisu chiù gioia e chiù risu Maria ni darà

chi bedda vuccuzza parissi china i meli all’ancilu Rabrieli certu rispunnirà

chi beddi pumidda su du cirasi russi  cu mpericulu fussi certu lu sarvirà

chi bedda sta vesta ch’è d’oru arraccamata siti patruna e avvucata pi tutta umanità

chi bedda cintula  è tutta sita e rasu a duni a santu Masu e iddu cridirà

chi bedda scarpina aviti misa o peri c’è l’ancilu Rabrieli chi vi la guardirà

chi peri dilicatu c’aviti cara Matri u dimoniu ci scacciati e ni libirirà

chi beddu stu mantu c’hè granni quantu u mari ni ci ati a riparari matri da carità

chi beddi sti pedini su tutti argentu  pi ogni mumentu Maria ni uaridirà

chi beddu anidduzzu c’aviti misu a manu  u Diu patri e Suvranu dunari vi lu vò

è quinnici d’austu a rosa spampinavu maria ncelu acchianavu pi una eternità

che bedda trapassioni o ancili du celu  spincitici su velu ca acchianirà

e di l’eternu patri sta granni e summa matri curuna n’avrà

e dudici stiddi s’addumaru tuornu a testa si sistimaru

dintra u sipurcru nasciunu rosi e gigghia pi na cussi granni figghia

ca ncelu acchianò.

l’ancilu Micheli ci porta a menza luna, Raffieli ci porta na rosa
Maria u peri ncelu posa e gran festa si farà

(Dalla voce della Signorina Giuseppa B.)

CRUNEDDA DA MATRI SCIUSA (ASSUNTA)
quattru gigghia centu rosi
gesù cristu accussi vosi
corpu e carni a Matri Maria
mparadisu acchianata sia
cu stu rusariu u voli ntunari
a Bedda Matri l’avi a fari
cu du rusariu ni voli profittu
u dicissi comi fu scrittu
cu voli grazii e boni li spia
ci lu dicissi a Matri Maria

MISTERO:
a quinnici d’austu u vosi u Patri Eternu
u triunfu di Maria supra u nfernu
Corpu e arma senza macula criata
sinn’acchiana a bedda matri Mmaculata

GRANO piccolo:
no sepurcru di petra dura
nasciunu gigghia e nasciunu ciura
oh Gran Signura pi la vostra acchianata
na grazia a nuatri ni sia data

MISTERO:
pi guardari a bedda Matri no transitu ca fa
ogni ancilu du cielu u Signuri u manna cà
e l’apostuli e li santi cu affettu e firi pia
finu a quannu s’addurmisci a Gran Virgini Maria

U CUNTU D’ACCHIANATA

Diu VI SARVI O BEDDA MATRI

NO IORNU CA ACCHIANI ALL’ETTERNU PATRI

STA CANTUNARA VULIEMU ISARI

A VUATRI CA SITI STIDDA DU MARI

SCIURIU L’ALANNIRU E  A ROSA MARINA

QUANNU NASCIU LA MATRI BAMBINA

SANT’ANNA A VITTI ACCUSSI NICAREDDA

DICI  “CH’è BEDDA MARIA BAMBINEDDA!”
SCIURIERU SE ROSI E TRI GIGGHIA
QUANNU Sant’Anna o tempiu porta so figghia
(…)

SCURIU A VITI E SCIURIU ALIVI
QUANNU DU CIELU L’ANCILU SCINNIVI
DU GRAN PATRI PORTA L’AMMASCIATA
E MARIA è MATRI NNUNZIATA

SCIURIU NTERRA UN SCIURI CHIù BEDDU
QUANNU I MARIA NASCIU U BAMBINEDU
E SAN GIUSEPPI VIDIENNULU DICIA
CHI BEDDU SCIURI EPPI DI DIA

SCIURIRU PRUNI E SANTI SPINI
QUANNU SI SPERSI GESUZZU BAMMNINI
E MENTRI UN LU PUTIANU ATTRUVARI
MENZU E DUTTURA SI MISI A NSIGNARI

SCIURIU DA MARVA U SCIURI
QUANNU MARIA SI SPARTIVU DU SIGNURI
QUANNU GESù SINNI IVI A STRANIA
DUNA ACCURA CI DISSI MARIA

SCIURIU A INESTRA E U SCIURI DUCI
QUANNU MARIA è SUTTA A CRUCI
E VIDENNU GESUZZU ALL’AGUNIA
A GRAN SIGNURA NGUSCIANNU CHIANCIA

SCIURIRU SCIURA DI OGNI GUALITà
QUANNU U RESUSCITU NCONTRA A SO Mà
E VIDENNUSILLU SPUNTARI A CASA
SI L’ABBRAZZA, STRINCI E VASA

DECI ROSI SUPRA N’ARTAREDDU
METTI A JUCARI GESù BAMBINEDDU
CINCU DA PETRI NI FA CANCIARI
E A BEDDA MATRI VOSI CHIAMARI

QUATTRU GANCILI VOSIRU CALARI
PA VIRGINI MARIA VENIRI A PIGGHIARI
L’ANCILU CUSTODI è U PRIMU A VULARI
PICCHI A MARIA CI VOLI PARRARI

MA QUANNU è IUNTU NA MATRI MARIA
IDDA CI DICI “ ANCILU DI DIA”
QUANNU DU CIELU SCINNITI CU LENA
VO DIRI CA C’è O PRIU O ASSAI PENA

L’ANCILU SANTU CI ARRISPUNNIA
“ è URA D’ACCHIANARI MATRI MARIA!
TRI IORNA ANCORA RIGINA E MATRI
E PUA S’ACCHIANA O SUMMU PATRI

A GRAN SIGNURA PARRA E DICI
“U SUMMU PATRI MI FAZZA FILICI
PRIMA CA SCURA A VITA  MIA
TUTTI L’APOSTULI VOGGHIU VIDIRI ARRIA!”

“NZOCCU TU SPII TI SIA ACCURDATU
U SUMMU PATRI N’è PRIATU
DI DUNNU SUNNU OVUNCA ARRIVATI
CU GRAN MIRACULU SARANNU VULATI!”

QUANNU AGGHIURNAVU A SECUNNA IURNATA
DI L’APOSTULI MARIA è CURUNATA
SAN PITRUZZU E PIIRI O LIETTU
CI PARRAVA CU ASSAI RISPIETTU

CARA MATRI ERA A ROMA CA A MISSA PRIDICAVA
SACCIU NZOCCHI M’AMMATTIA E IA Cà M’ARRITRUVAVA
ARRISPUNNI SANTU NIRIA CU AFFETTU PIU
FUI PURTATU Cà PI VULUNTà DI DIU

ARRISPUNNI SAN PAOULU VERAMENTI ALLUMINATU
ERA DDA CU SANTU PIETRU E Cà FUI NVULATU
SAN GIUVANNI CA ERA PRISENTI
SI SURPRINNIA VERAMENTI

U TERZU IORNU CU AFFETTU E FARI PIU
I BINIDISSI A TUTTI E PUA S’ADDURMISCIU
COMI SI CHIURUNU DDI UCCHIUZZI BIATI
COMI S’ASTUTA DDU SANTU SUMMU SCIATI!

MA FESTA CHIù GRANNI SI FACIA
QUANNU ARMA E CORPU ACCHIANAVA MARIA
DINTRA U SEPURCRU DI PETRA DURA
NO CHIù MARIA MA  SCIURISCIUNU I SCIURA

ROSI E GIGGHIA CU BEDDA ALLIGRIA
DUNANU GLORIA O NOMI I MARIA
SULU SAN MASU UNN’ERA PRISENTI
CRIDIRI UN PUTIA A STU GRAN PURTENTI

A GRAN SIGNURA ESSENNU MATRI DUCI
A STU SO FIGGHIU U VO LIVARI DA CRUCI
E CU GRANNI E BEDDA MAISTUSITA’
NO CIELU VIDIRI A MATRI SI FA

E CHIAMANNU SANTU MASU CU BEDDA VUCI
CHIOSSAI HA CRIDIRI FIGGHIU MIU DUCI
E PI FARI CA CRIDIRI CHIOSSAI PURRIA
PIGGHIA STA CINTULA CA TI DUGNU IA

QUANNU SPEDDI STA CANTURA MIA
SIANU MISI I ROSI N’AVUTARU I MARIA

 

Pubblicato da: cuccoangelo | 8 agosto 2011

ATTO VANDALICO PER QUALCHE SPICCIOLO

Un atto vandalico è stato compiuto qualche giorno fa in via Collegio Maria.
Uno sportello della bella edicola votiva ad altarino, dedicata alla Madonna delle grazie (a Madunnuzza da vota), è stato rotto per accedere al magro contenuto della cassettina delle offerte.
davvero ne è valsa la pena per qualche spicciolo? forse il ladro pensava di trovare chissà quanto denaro…e invece ha solo deturpato lo stipite di una delle nostre edicole storiche.

Speriamo che presto venga risanata la lacuna prodotta nel legno…e ritorni alla tranquillità quell’immagine mariana così densa di storie, leggende, miracoli…

Pubblicato da: cuccoangelo | 22 luglio 2011

Lustro alla tradizione: il museo civico e il culto a Sant’Anna

il 17 Luglio scorso, primo giorno della Novena a Sant’Anna, è stato presentato il lavoro di manutenzione di una cortina ricamata a mano nel 1925.
A compiere i lavori  gli studenti del Liceo artistico “Diego Bianca Amato”, che hanno meticolosamente operato. Il museo civico di Castelbuono ha accolto la richiesta della scuola, fornendo il prezioso ammanto sacro.

Ma di cosa si tratta?

la Cortina, riccamente ornata di girali e fiori, porta al centro l’iscrizione W SANT’ANNA. il manufatto conserva filati metallici e filati di seta colorata ed è contornato da un gallone dorato. La lavorazione, interamente manuale, è sicuramente locale.  Sul lato superiore è presente un metodo di aggancio a fettucce che fa intuire la sospensione verticale. Sul retro è ricamato il nome e la paternità del donatore nonché la data ” dono di Castiglia Pietro fu Vincenzo. 1925″, manca l’indicazione PGR (per grazia ricevuta) che inquadrerebbe  con certezza l’opera nella sterminata serie degli ex voto. potrebbe trattarsi di un dono spontaneo di un devoto.

a Cosa serviva questa bella cortina?
Sicuramente non si tratta di una cortina quaresimale che, seguendo le norme liturgiche e le consuetudini vigenti al tempo dell’esecuzione, doveva essere Viola o Rossa  e possibilmente priva di decori.  La cortina quaresimale velava i simulacri o le tele per l’intera durata della Quaresima (mercoledì delle ceneri – Sabato Santo) e serviva a esteriorizzare il periodo di penitenza e conversione dell’anno liturgico. Esempi di velatio quaresimale sono anche le grandi tele che coprono le absidi di alcune chiese siciliane nei giorni precedenti la Pasqua (es. chiesa Madre di Petralia soprana, Chiesa Madre di Petralia Sottana, Chiesa di San Domenico a Palermo, Chiesa di Sant’Ippolito a Palermo ecc.)

Potrebbe trattarsi di  una cortina giornaliera, usata fuori dalla quaresima. All’epoca di realizzazione (1925) era uso velare, durante l’anno, le Reliquie e le statue con particolare venerazione. Si era soliti farlo con veli e tessuti non particolarmente ornati, riservando quest’ultimi a occasioni più solenni. A Castelbuono si velavano ad esempio il San Pietro della Matrice Vecchia, L’Immacolata argentea di San Francesco (dentro una apposita cappelletta-custodia), il San Giuseppe di Sant’Agostino, La Madonna Assunta di San Francesco, il Crocifisso dell’omonima chiesa,  Le reliquie di San Pio martire, le reliquie dei martiri dei Cappuccini e probabilmente San Biagio della Chiesa di San Nicola e la Madonna del Rosario.
La chiesa dei Cappuccini conserva una lista di feste in cui era obbligo o consigliabile aprire l’altare e svelare le Reliquie per rendere esplicita la diversità di quel giorno.
la cortina che custodiva la Reliquia di Sant’Anna, possibilmente, veniva aperta in occasioni simili (Pasqua, Natale, Sant’Anna, Assunta, Immacolata, Natività di Maria, maggiori feste della chiesa ospitante ecc.).  In una vecchia foto della Cappella Palatina si intravede una cortina (apparentemente semplice) tirata da un lato.
La svelatio era solitamente momentanea e si procedeva alla chiusura del telo immediatamente dopo la Celebrazione.
Per esempi di simulacri velati rimandiamo all’Immacolata cittadina della chiesa di San Francesco (Palermo); La Madonna della Visitazione (Enna) ecc.

Credo  che si tratti di una cortina festiva, uno di quegli eccezionali manufatti tesi a rendere onore e lode alla Santa o al Santo per cui erano prodotti. Probabilmente lo si esponeva a copertura della grata  mentre era esposto il Reliquiario o si sostituiva alla giornaliera per le feste. la cornice di girali e di fiori, la decorazione centrale e alcune correlazioni con altri manufatti  potrebbero confermare tale ipotesi. L’Immacolata di San Francesco, ad esempio, si espone davanti ad una simile cortina (seppure più grande), la Madonna delle Grazie di Sant’Antonino è oggi  posta (tutto l’anno) davanti a simile manufatto, nella chiesa del Rosario si conserva una cortina che viene esposta nel periodo festivo dedicato alla Madonna (questa degli anni 50 del novecento),  una cortina ricamata è dietro l’Addolorata nella chiesa della Badia, le confraternite di San Pietro, San Giuseppe e Santa Rita usano degli stendardi come cortina per coprire la nicchia nei giorni della festa del Santo, essendo la Statua esposta sull’altare Maggiore.

Sebbene non si sia certi sull’uso della cortina, non può tuttavia essere taciuto il suo alto valore simbolico e di fede. La cortina in questione è sicuramente un manufatto di altissimo valore storico, in quanto è testimonianza di fede e devozione ma anche capacità artigianali. Tanti sono i manufatti, appartenenti alla cosi detta arte minore donati a Sant’Anna, che,  costituiscono un filo rosso capace di ricollegaci al passato. La speranza è che il museo civico possa, attento com’è al significato di ogni testimonianza e privo di pregiudizi sul valore economico di un oggetto,  continuare a  valorizzare questo patrimonio “sui generis”, opere delle mani attente di centinaia di donne e uomini.

Non solo argenti e ori per Sant’Anna, ma tovaglie, ricami, lanterne… è questo che sembra ricordarci il manufatto oggi restituito allo splendore. è come se la cortina appena restaurata lanciasse un grido d’aiuto per richiamare l’attenzione su “tutti i suoi fratelli”, troppe volte accantonati come “senza valore” o “oggetti di culto” o “cose nuove, senza valore in se”. Se la società impone l’usa e getta, siamo sicuri che il Museo saprà far valere il valore della memoria collettiva.

Articoli precedenti »

Categorie

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.